Continuo a perdere pezzi… l’ultimo che ho perso è il mio portatile, che ha raggiunto i Grandi Pascoli prima del sottoscritto, più di quattro giorni fa.
Insieme a lui se n’è andata la mia capacità di poter continuare a lavorare con la reflex, quindi da adesso in avanti, e non so per quanto tempo, tutto ciò che mi rimane è lo scrivere. Nessun’altra galleria fotografica sarà caricata sul sito officinaphoenix visto che non potrò aggiornarlo per non so quanto tempo ancora.
A proposito di scrittura, il mio notebook si è portato via con sé, definitivamente, una discreta quantità di pagine alle quali stavo lavorando, insieme a diversi archivi personali e molto altro.
Continuo a perdere pezzi.
Ho ripreso a scrivere su carta, per il momento. Il rapido indolenzimento del mio polso mi svela quanto fossi disabituato a farlo ormai, oltre a lamentarsi ben conoscendo la mole di pensieri che, ogni volta, si riversano fuori dalla mia mente.
Ho ripreso a scrivere dopo quattro giorni di completo smarrimento, giorni nei quali, complice il vuoto che aumenta, si sono ulteriormente radicate e rafforzate determinate volontà.
Sono stati giorni di distacco completo, di lenta deriva. Anche di furia malcelata contro una manifestazione di mediocrità umana da parte dell’ultima persona dalla quale avrei voluto aspettarmela.
Mi ricordo però che, nonostante tutto, mi piace stupirmi.
Sono stati giorni di indolenti vagabondaggi dentro la parte più profonda di me, prendendo a calci la Consapevolezza fino a provocarne la reazione furiosa e violenta, godendo sfrenatamente nell’essere dilaniato dai suoi impietosi morsi.
Sono stati anche giorni di nuove dimensioni, di vecchie e nuove voci. Come Voce del Vento.
Giorni di ritorni, quasi nostalgici, Nathaniel R. Harker ha ripreso vita e con essa il suo impulso solitario a lanciarsi nel vuoto cosmico aggrappato al timone della sua nave.
Il paradossale e tormentato Harker… lo ricorderanno bene coloro che hanno letto la raccolta del mio primo Blog.
Di sicuro lo ricorda bene Valeria, che ne ha condiviso, seppur per poco, la sua esistenza in presa diretta.
Sono stati giorni di violenta quanto silenziosa Pioggia, senza scampo, senza misericordia alcuna.
Sono stati giorni di Tuono… forse Voce del Vento ne ha sentito gli echi.
Forse non soltanto lei.
Con il Tuono è ritornata l’originale asimmetria del mio orologio biologico, il sonno è svanito dalle ore notturne, quasi del tutto ormai.
A quanto pare non posso farne a meno, Wakan Tanka mi rivolge le sue parole, direttamente, nascosto nel buio della notte. Coperto dall’oscurità mi parla da umile fratello, ma io fatico a sentire ciò che mi dice.
4 Ottobre 2009
Altri giorni di silenzio.
Anche scrivere è diventato scomodo, poco naturale… manca la dimensione personale del supporto per quanto Fernanda faccia del suo meglio per non farmi pesare la cosa. Mi ha offerto l’uso del suo pc allo scopo ed io mi sforzo facendo del mio meglio per non deluderla. Oggi per la prima volta riprendo a scrivere alla mia naturale maniera, facendo danzare le dita su una tastiera, cercando di mantenere saldo l’ultimo filo che ormai mi mantiene legato alla mia vera essenza e dimensione.
Altri giorni di silenzio che ho occupato con pensieri di natura casalinga, portandomi via da me stesso, tranne di notte quando ho passato le mie ore con Harker, ed attraverso di lui ha ripreso voce una esigenza mai del tutto sopita che, complici gli ultimi eventi, ha finito con il tornare prepotentemente a galla.
Grazie ad Harker, mediatore dell’incontro tra me e Voce del Vento, la mia intima necessità ha ormai trovato una dimensione ed un nome: Hanblecheya.
Ora attendo, cerco di costruire pazientemente questo nuovo tassello, questa Porta che mi sento chiamato ad attraversare in maniera sempre più pressante, la Porta della mia Visione.
Il caso non esiste, e non è per caso che io continui a perdere pezzi. Alcune cose diventano più chiare, altre invece meno, quello che diventa chiaro è poco piacevole ma non per questo ho voglia di muovere i miei passi in una direzione diversa.
Condividere? Forse potrei, forse un giorno lo farò, se ci sarà ancora qualcosa da condividere, di me stesso.
Non ho scusanti con chi mi conosce e mi sta vivendo nel quotidiano, la mia deriva ormai è palese, le mie mancanze ed anche i miei silenzi, non ho voce neanche per chiedere semplicemente: scusa per quello che stai vedendo Fernanda, scusa per le cose che non faccio, per quelle che non condivido in modo tale da offrirti l’opportunità di aiutarmi. Ma un aiuto me lo stai già dando, nel modo in cui lo hai fatto finora e stai continuando a farlo. Per tutto il resto, non riesco a non disattendere.
La mia deriva è anche qualcos’altro, qualcosa che non può essere visto né condiviso, ed è per questo in fondo che, nonostante tutto, non offro parole di scuse.
Apprezzo la mia fortuna, nonostante la vita che mi è stata destinata e che, in parte, mi sono cucito addosso.
Ho infuso a Nathaniel R. Harker il soffio del mio spirito, e con esso l’ho dotato di tutte le mie caratteristiche personali, inclusa quella voglia di aggrapparmi al timone della mia nave silente, e di lanciarla ai limiti del vuoto cosmico. Continuerò a sentire la sua paradossale voglia di vita e di morte, continuerò mentre cerco di riprendere il diario di viaggio di Okami senpai oltre la Porta della Vera Notte.
E tutti gli altri pezzi di Visione narrativa personale che ho perso da qualche durante questo Viaggio.
Postati in Annotazioni su settembre 17, 2009 da Raul
Porta alla mente e alle azioni ciò che è noto nel tuo cuore.
Porta alle labbra ciò che ti canta dentro.
Porta alle mani ciò che ti tocca dentro.
Porta ai piedi ciò che si muove dentro.
Porta ai tuoi occhi la visione che hai dentro.
Lascia che la vita del mondo interiore diventi manifesta.
Mitakuye Oyasin.
Grazie Alessandra “Voce del Vento”… grazie di cuore.
Postati in Annotazioni su settembre 8, 2009 da Raul
Si, ti accontento Fernanda, come non potrei farlo?
La citazione sul Leviatano non era in senso biblico, solo fortemente metaforico. Hai già letto abbastanza al riguardo su quella pagina di cui hai inserito il link nel tuo commento, e lo so benissimo che quello che cerchi di capire della mia citazione non è tanto il termine in sé, quello che vuoi scoprire è cosa sia per me un leviatano e perché dico di essere tale.
Sai… esistono silenzi che si comprendono subito, e poi esistono silenzi che si comprendono tardi, il tuo silenzio di stasera l’ho compreso tardi, dopo aver letto il tuo commento che, molto saggiamente, mi hai segnalato solo poco prima di andartene a dormire.
Era un po’ di tempo che non mi leggevi, in fondo mi hai sotto gli occhi così spesso ormai… forse non eri preparata del tutto a quello che hai letto, almeno non eri preparata all’effetto che ti avrebbe fatto.
Ora sembro presuntuoso, prima per il significato postumo che ho dato al tuo silenzio di stasera, poi perché dico che ciò che hai letto ti ha fatto un effetto alquanto “pesante”.
Continuo ad esserlo e prima di accontentare la tua richiesta mi prendo il tempo per dirti cosa me lo fa pensare.
Potevi parlare, discuterne con me tranquillamente, eppure non lo hai fatto. Hai preferito dare ascolto alle parole che ho scritto invece di sentire quelle che avrei potuto dire a voce. E non lo hai fatto solo perché ultimamente ti sei accorta di quanto io sia “dissociato” ormai, quando ascolto e quando parlo. Lo hai fatto per indurmi a scrivere ancora, si, solo per questo.
Per questo ho il dovere di accontentarti.
Questa sera non me la sentivo, sono più lunghi i miei momenti di apnea ormai.
Ho usato il termine leviatano per quello che è, un riferimento ad una creatura enorme degli abissi. Abisso è sinonimo di grandi profondità, a questo punto potresti facilmente tirare le somme e capire l’associazione caratteriale.
Quello che invece non puoi dedurre dalle pagine enciclopediche è il senso del leviatano.
Al di là delle interpretazioni dotte ne rimane solo il senso che ognuno di noi vuole dargli.
Il senso che do io al leviatano è quello di una creatura che regala agli uomini lo stupore della propria morte, e con essa una nuova consapevolezza.
Essendo una creatura degli abissi il leviatano trascorre la sua vita in uno stato di presenza latente, laddove gli uomini affollano la superficie il leviatano non compare mai.
Nuota solitario nei recessi più profondi dove nessuno osa spingersi, rimanendo muto alle orecchie, invisibile agli occhi.
Ma rimane presente nei sogni perché proprio da esso scaturiscono.
È cosi che gli uomini, pur restando sulla superficie, hanno la capacità di intuirne la vita nascosta nelle profondità, la sua invisibile presenza alimenta sia loro sogni che i loro terrori e così facendo li mantiene saldamente legati ai loro dubbi esistenziali permettendogli di non perdere coscienza della loro reale dimensione e posizione nel creato.
E poi, come per tutti i mostri, anche per il leviatano il momento in cui esso finalmente affiora alla superficie e si rende manifesto agli uomini, è il momento della sua morte, perché i mostri appaiono soltanto per morire.
Morendo lascia le sue spoglie ai loro occhi stupiti e reverenti, stupiti perché attraverso quelle spoglie vedranno confermate tutte le loro percezioni, reverenti perché anche i tutti i loro dubbi saranno riconfermati nel tacito patto di quella nuova consapevolezza acquisita.
Ora non è ancora il momento Fernanda, ho fatto questo salto in superficie interrompendo la mia apnea per rispondere ad una tua richiesta, non tanto quella palese che hai scritto nel commento ma quella che vi hai lasciato tra le righe, sotto la superficie dove sono cosi bravo a nuotare.
Dobbiamo sempre scegliere, di continuo, e la cosa più atroce dello scegliere è che dobbiamo sempre sacrificare, far morire qualcosa, affinché altro possa vivere.
Postati in Annotazioni su settembre 6, 2009 da Raul
Ho lasciato il mio corpo seduto su una sedia stanotte, mentre sono ritornato finalmente qui, a trovare un po’ di sollievo e di tranquillità.
Povero Corpo… lo vedo in silenzio ed in penombra, intento a scrivere davanti alla luce del monitor. Se ne sta spesso in silenzio e quando parla non si lamenta quasi mai di quello che lo affligge. Quasi mai…
Mi giro dall’altra parte, questa notte non mi importa del Corpo, delle lotte che da giorni sta facendo contro il sonno, perché ormai rabbrividisce anche alla sola idea di dormire. Questa notte mi importa di questo po’ di pace per me, lo Spirito. Io e il Corpo abitiamo lo stesso indirizzo, ci vestiamo degli stessi abiti e mangiamo dello stesso cibo ma anche così siamo tanto diversi.
Non c’è rumore stanotte, non ci sono le voci che chiamano dicendo di dare una direzione ai passi, una motivazione ai gesti, non ci sono quelle che dicono cosa fare, quelle che offrono consigli e soluzioni, non c’è più niente finalmente, solo un po’ di sano silenzio.
A volte i migliori intenti sono vissuti come assalti spietati e senza quartiere…
Ascolto, ascolto tutto, come stasera mia cara Alessandra. Ascolto e sono contento di ascoltare, ma non sono capace di resistere, non sono capace di restituire nulla di buono, di ogni parola, di ogni abbraccio, di ogni sorriso dato.
È come trovarsi al fronte, in trincea, dopo giorni e giorni di martellamento continuo dell’artiglieria, tutto quello che vuoi è scappare via, o che una granata si decida finalmente a centrarti in pieno e farla finita, per avere finalmente un po’ di tregua. È la vita, mi diresti adesso, ed io ti risponderei: si, è la vita, lo so benissimo che lo è non sono mica un coglione, ma questo non cambia lo stato in cui verso ultimamente.
La verità Alessandra è che io ti ringrazio, e non sai quanto, per le parole che hai per me.
Ma la verità è anche che adesso me ne sto in silenzio, da solo, e nel farlo mi rendo conto che è l’unica cosa che riesce a darmi pace.
Come dice Fernanda forse dovrei uscire un po’, di sicuro dovrei riprendere in mano la reflex e ricominciare a fare foto.
Ma prima devo riprendere a scrivere, me ne è passato l’istinto più che la voglia, e questa è una tragedia personale di cui nessuno può rendersi realmente conto dell’estrema gravità.
Scrittura e fotografia, togli l’istinto di queste due cose al mio Spirito ed al mio Corpo ed è come se li avessi privati dell’istinto a continuare a vivere.
Perché è successo? …Mah… …che importanza ha realmente?
Forse sono i sogni che non accennano a smettere. La ragione per cui il mio corpo sta rifiutando il sonno naturale e sta devastandosi con sistematica e inesorabile costanza.
A proposito, grazie Angela dei tuoi ripetuti inviti a farmi controllare da un medico, si aggiungono a quelli, più sporadici, di Fernanda; ma anche per questo vale lo stesso delle altre cose. L’ultima cosa a cui sto dietro adesso è l’ennesima persona che deve venirmi a dire quello che “devo fare”.
Non voglio fare assolutamente niente.
Voglio solo trovare pace, un po’ di pace come questi attimi, venuti dal nulla, al nulla appesi.
Silenzio, solitudine…
…come dice De André nella canzone Anime Salve: “…che bella compagnia…”
Ora basta, avevo detto che mi sarei girato dall’altra parte stanotte. Ora lo faccio davvero.
Il Confine è un luogo di eterni prodigi, di eterna meraviglia. La meraviglia più grande è che ad occhi comuni non c’è assolutamente nulla al Confine, niente meraviglie e nessun prodigio. C’è un Silenzio tale da far sanguinare i timpani ma in compenso, invece dell’aria, finalmente si respira il Senso.
Ha il sapore della cenere.
Ha il sapore della mancanza, dell’assenza.
Ha il sapore di tabacco misto ad alcol.
…
Sono tranquillo, vivo attimi di pace in questo momento, a qualcuno che leggerà queste parole potrà venire l’impulso di dire: ti stai lasciando andare alla deriva, non hai nessuna direzione.
Allora chiedo spontaneamente: siete così sicuri di averla voi una direzione? Una che non sia diversa da quella cui tutti, naturalmente, che lo vogliamo o no o che facciamo o meno tentativi di seguirla, giungiamo comunque presto o tardi?
Sono sereno proprio perché so di non avere direzione alcuna, almeno adesso. Giusto o sbagliato? Bello o brutto? Sono solo prospettive, non cambiano l’essenza, solo la forma cambia sempre, costantemente, incessantemente.
Lascio scorrere le parole e basta, questa notte sono come acqua senza letto né direzione, come me.
Evoluzione, miglioramento, perfezione, libertà…
Sorrido per quanto possa essere stolta la parte mediocre dell’umanità… che è poi la parte più grande.
“…che solitudine, che bella compagnia…”
Non farci caso Alessandra… dai pure la colpa all’alcol se ti va, io ti do ragione anche, e sorrido con te e anche di me. Quando voglio so essere davvero più buio del ventre di una balena, è il mio modo feroce e crudele per divertirmi alle espressioni che si dipingono sui volti altrui, è il mio modo per dire tutto senza essere costretto a dire assolutamente nulla, magari… se porti il tao teh ching con te e ci hai sbattuto il muso sopra per almeno vent’anni allora… riesci a rendermi anche davvero felice, perché allora la mia crudeltà si dissolve nell’illusione che è sempre stata, ma questo vale solo per un certo tipo di taoisti purtroppo.
Tutti gli altri devono accontentarsi delle mie parole, e decidere se darvi fiducia o meno. Il libero arbitrio non ce l’hanno, non ce l’ha nessuno, però hanno l’autonomia e l’indipendenza per poter scegliere, la qual cosa è estremamente diversa anche se in superficie può sembrare simile.
Stanotte tocca a me ululare, da solo, in silenzio…
…attraverso le mie dita, che stringono una sigaretta ed un bicchiere di vino.
Ululo quando nessuno mi sente, quando nessuno mi vede, che il farlo qui renda nulla la mia affermazione poco importa, non importa quanti e quali occhi possano mai vedermi qui.
Stanotte tocca a me, ma cosa posso mai dire? Le labbra sempre serrate, l’unico suono che mi accompagna è quello delle note che scelgo per allontanare un certo tipo di silenzio, le note del minore dei mali. Il minore dei mali…
La Galassia non c’è, questa notte, si è voltata dall’altra parte ed ha lasciato, con una certa gravità, il suo posto all’Uomo.
Non ci sono Stelle, non ci sono Angeli, non ci sono Ali…
Non ci sono Sogni, non ci sono Desideri…
E’ uno spreco?
Va bene, allora sto sprecando il mio tempo, io che non ho Tempo e non ne concedo mai, spreco il mio con munificenza e grande soddisfazione di chi può e vuole ergersi per rimproverarmelo.
Gli ululati sono lugubri, quando non fanno paura fanno un’estrema tristezza, sotto molti aspetti non sono tanto diversi dai morsi, hanno una sola differenza da questi ultimi.
Gli ululati sono morsi diretti verso se stessi. E sono quelli che si danno senza risparmiare forze.
E questo dolore al costato che non mi abbandona. Questa lancia infilata da mani cosi ferme e decise. Queste mani che sanno dare tanto dolore quanto sono capaci di portarne via.
Quelle mani… le uniche che ci siano mai riuscite.
Stanotte tocca a me, e non chiedo a nessuno di ululare in mia compagnia. Fa troppo male e io sono troppo egoista per condividere il dolore con qualcosa che non sia una pagina scritta, delle sigarette e del vino.
Stanotte c’è l’Uomo, e non importa se non è un bello spettacolo, tanto chi viene a guardare cerca solo la Galassia, e se non la trova non ci mette molto ad andare a cercarne altrove.
…era un po’ che non ci sentivamo, abbiamo ripreso qualche settimana fa, sporadicamente, ero ancora nella mia “oasi” quando abbiamo ricominciato a scambiare qualche parola.
Lei ha il suo viaggio, io il mio, una cosa ci accomuna: ha lo spirito di un lupo, come me, solo che è più giovane.
Stanotte è apparsa e mi ha chiesto se mi andava di ululare un po’ in compagnia… sai com’è, la voglia che ti prende di mollare tutto e di uscire e perderti nel cuore della notte, correre fino a cadere stremato e poi urlare al cielo con tutto il fiato che hai in corpo.
Il momento era ideale Valeria, anzi, perfetto… e te lo dice uno che non crede nella perfezione. Poi sei scappata, ed a mio avviso ho ottenuto il mio scopo.
Che non era quello di farti scappare via da me stasera. Solo quello di farti ululare sul serio, in fondo me lo hai chiesto tu stessa:
ehi, hai voglia di ululare un po’ con una giovane lupa che si sente tanto vecchia?
- ehi, hai voglia di ululare un po’ con una giovane lupa che si sente tanto vecchia?
…
Eh si, la verità è che sono un fottutissimo figlio di puttana, questa sera non è tempo per essere gentili, men che meno con me stesso. Sembra che io abbia una particolare dote nel prendere a morsi e ferire… beh, che cazzo vi aspettavate da un Lupo, che vi leccasse le mani manco fosse uno stupido barboncino?
Quante persone sono venute da me e mi hanno usato come una sorta di maestro? Mi si arriccia il naso solo a pensarci… A quanti ho dovuto fare da guru e non certo per mia scelta personale? Ho scelto di restare dopo averli conosciuti, è vero, ma qualcuno si è mai dato la pena di sapere il perchè, o cosa cercavo io?
Va bene, non rimpiango niente lo sai, men che meno quello che gli altri vogliono pensare, a dispetto che al loro prossimo piaccia o meno. Né adesso sto a fare la sfilza dei nomi di tutti quelli che sono passati sotto i miei denti e me lo hanno rinfacciato e fatto pagare in mille modi, salvo però uscirne diversi… più forti, meno stronzi…
Migliori.
Anche stasera, con Valeria, un piccolo esempio per ricordarmi che certe cose di me non cambiano, che sono sempre il figlio di puttana che sono.
Prima le punzecchiature, e le mie sono sempre particolari perchè ormai sono diventato un virtuoso, posso eseguire la mia sinfonia anche al buio, non manco mai di toccare le corde giuste. Dopo le punzecchiature un paio di morsi di assaggio, forti ma niente di che, in fondo Valeria mi conosce da anni ormai, anche se non era più abituata a “prendermi”.
Lo scatto feroce è arrivato quando ho iniziato a scriverle i versi di una canzone di Vasco Rossi, quella che inserirò alla fine di questa pagina.
Non so quali corde ho toccato con quei versi, in fondo non erano neanche rivolti a lei in particolare.
Valgono più per me.
Non importa quali corde abbia toccato, alla fine è come ho detto prima, sono diventato un vero virtuoso e la mia capacità di scuotere gli abissi più profondi dell’animo di chi mi sta di fronte diventa sempre più forte ed efficace ogni giorno che passa.
Alla fine è questo, con buona pace di chi pensa che io cerchi sempre lo scontro, possono andare al diavolo. Lo sai Valeria… non c’è niente di meglio di un morso dato bene, da chi non morde mai gratuitamente, per ritrovare la Via.
Il resto tocca a chi viene morso, la capacità di affrontare il dolore senza costruirvi sopra delle illusioni non è da tutti, anzi dall’esperienza personale che ne ho avuto e continuo ad averne, sono pochissime le persone che la posseggono realmente questa capacità.
Ci vuole troppo coraggio, ci vogliono coglioni troppo muffiti e duri per disfarsi delle illusioni e della necessità di sentirsi “grandi” o “unici”.
Quando non addirittura migliori degli altri.
Ma questo non è il tuo caso. Ulula al cielo della notte dal tuo balcone giovane lupa, ulula Valeria…
Siamo soli, perchè la Via non è una comoda autostrada, ma è larga quanto un capello.
Siamo soli, ma se apri i tuoi occhi verso l’interno scoprirai che non lo siamo mai.