La litoranea di Torre del Greco era quasi deserta lunedì pomeriggio. Scendemmo dalla macchina, io e Felice, e dopo aver attraversato la strada ci fermammo sul marciapiede che affaccia sul mare, posai la borsa della reflex sul parapetto davanti a me e per un istante rimasi immobile a guardare.
Non prendevo tanto vento da tempo ormai, raffiche violente e fredde mi assalivano la fronte e le orecchie in maniera impietosa. Non ci pensai, mi inginocchiai riparandomi dietro il parapetto e poggiando la borsa a terra la aprii e ne tirai fuori la reflex. Folle, ma era il suo battesimo alle intemperie, non mi è bastato perdere una reflex nel Mar Rosso, sono ancora la stessa persona capace di esporre l’attrezzattura a situazioni rischiose. Per una piccola parte incoscienza, per tutto il resto invece calcolata follia.
Il mare era come piace a me, agitato e nervoso, coperto per metà da una coltre di nubi grigie che dalla costa finivano per diradarsi piano a ovest, in direzione del sole calante. Il rombo continuo delle onde che caricavano fino a colpire i frangiflutti, gli spruzzi sonori ed i gabbiani sospesi in volo librato… l’ultima volta era stato sul Mar Rosso, ma là le onde nervose e le nubi non c’erano. Siamo rimasti in balia del vento per un’ora, forse meno, appena finito di scattare risalii in auto per ripararmi dal freddo e mi lasciai rapire dai contrasti geopolitici… rotaie e cavi della ferrovia cresciuti sul bordo della costa, irreale frontiera tra mare e terra, la tristezza artificiale fatta di acciai e polveri di cemento ricopriva la salsedine quasi annullandola, manifestandosi nelle escrescenze rugginose, nelle pareti semisbriciolate di vecchi impianti industriali.
Risalendo la strada che abbandona la litoranea ancora altri contrasti; reticolati, cavi elettrici e plastiche che litigano di continuo con la piana digradante che si stende ai piedi del versante occidentale del vulcano, le sue vecchie pendici ora crollate che hanno ricoperto il mare e creato quel tratto di costa poco meno di duemila anni fa… i tratti stradali pavimentati in pietra lavica e circondati da muri eretti con altra lava sono di una carnalità imbarazzante, si percepisce subito l’atmosfera cupa e al tempo stesso rassicurante di questa strana e maltrattata terra. Ogni tanto interrompevo il silenzio e invitavo Felice ad osservare qualcosa, o accadeva il contrario, il resto del tempo passò in assorte meditazioni che seguivano il profilo degli alberi scheletrici, dell’orizzonte e delle buche che costellano le nostre strade. La luce di lunedì era strana, incompatibile con se stessa, indecisa e sdegnosa forse, o solo stupefatta dalla realtà che avrebbe dovuto illuminare; è solo un piccolo ritratto vesuviano, un timido tentativo di riconquista di una identità confusa e quasi persa ormai. Troppi strati di incuria e malignità, di avidità e disinteresse, di asfalto e immondizia… non si sa quasi più da dove ricominciare.
Semmai si possa ricominciare.
Te l’avevo promesso Fernanda, è arrivato un pò in ritardo e non è del tutto narrato quel lunedì, ma quel che c’è basta a darti un’idea, poi più avanti la completerai anche con le foto, appena le avrò caricate in Officina.
Ho troppi pochi giorni così, ma cosa posso mai dire? Come ti feci presente ieri sera, ultimamente non ci sono, non so dove sono andato. Ci sono stati momenti in cui mi sono sorpreso concentrato su qualcosa, che siano state le foto della Teoria del Caos oppure le modifiche aggiunte a questo blog, che peraltro non sono ancora finite, le decisioni su come ristrutturare l’intera proiezione di me che ho voluto creare nella rete mondiale… sai? Ultimamente sono venuti a visitarmi anche dalla Bulgaria e dall’Ucraina. A volte cerco di immaginare la realtà dell’altro lato del monitor, gli echi di una lingua diversa ed i profumi di altri ambienti. In un modo o nell’altro li raggiungo, così come loro raggiungono me.
Sole o Luna non importa, si è svegli quando si è lucidi e padroni di sé, si è svegli quando si ragiona senza offendere l’intelletto e si analizza senza offendere la vista, noto con indifferenza che ci sono sempre meno “svegli” in giro, dormire è così piacevole in fondo…
