Archivio per Ottobre, 2008
…processione…
Posted in Annotazioni on Ottobre 29, 2008 by RaulDi nuovo qui di notte, stavolta per scelta ragionata.
Ne ho passate tantissime disteso sul letto al buio, con gli occhi chiusi mentre intere pagine di cose che avrei potuto o voluto scrivere si svolgevano come lente processioni nella mia mente e prendevano vita nello spazio tra le cornee e le palpebre. Le solite notti insonni, con la differenza che ho lasciato fluire tutti quei pensieri senza imprimerli.
Il meccanismo per cui l’ispirazione arriva quasi sempre di notte è semplice da spiegare, è il buio che si espande, il buio che tutti abbiamo dentro e che nasconde quella famosa lapide sotto la quale giace la nostra vera essenza. Non ci vuole molto a fare due più due e pensare che quel che scrivo stanotte è una eco di altri pensieri. Certi segnali mi scuotono sempre, mi riportano alla realtà di catene che non si vogliono spezzare, di grida che sono diventate talmente grandi e forti che non riescono più ad uscire.
Ritorno ai miei pensieri…
Tutti quelli che non ho scritto e che sono andati a sedimentare. Si perchè non è vero che le cose che passano non ritornano più, non è vero che le ispirazioni che non si fissano sono distrutte dall’aurora, restano là, ritornano a dormire sotto quella lapide in attesa di un altro momento propizio per assalirci all’improvviso poi, magari tutte insieme. Lo diceva anche Lao Tzu: Ciò che storto tornerà diritto, ciò che è spezzato tornerà intero…
E io aggiungo: Ciò che scompare nel profondo tornerà alla luce.
Mi seduce sempre il violoncello, specie di notte, è come accarezzare una donna che si desidera talmente tanto che il solo sentire la sua pelle sotto le dita provoca dolore. Un dolore che non ho mai smesso di attendere nonostante tutto, anche se il tempo che passa dilata sempre di più le aspettative.
Non mi sono mai mosso da quel momento nel tempo e nello spazio, non mi sono mai mosso da quel gracchiare modulato che scandiva le mie sere, i miei momenti…
Non amo citare testualmente le frasi, chi mi conosce un minimo sa per certo che se non riesco ad interiorizzare e comprendere fino in fondo qualcosa e restituirla a modo mio non sono il tipo che se ne va in giro a ripeterla solo per il gusto di fare il saggio alla spicciolata; la mia unica eccezione è Lao Tzu, per ovvi motivi, perchè non esistono modi più diretti ed essenziali, nonostante siano passati millenni, per dire le cose come lui ha fatto. Faccio questa riflessione in merito alla mia scelta riguardo l’eradicazione delle pagine del vecchio blog e la rimozione della bozza del libro che pubblicai, nonostante abbia ne lasciato il link. Il libro che raccoglie i quasi due anni del vecchio blog adesso dorme in uno scaffale, in attesa di revisione e correzione.
Dorme anche nello scaffale di poche persone che hanno voluto acquistarlo. Un giorno lo ripubblicherò, un giorno…
Prima devo continuare a mettere a posto qui, prima devo continuare a decomporre, calcinare, raffinare strato su strato e liberarmi dalle scorie. Il Vitriol serve a questo in fondo.
Ma non è l’alchimia che mi interessa, non più almeno, adesso sono in uno stato completamente diverso per quel che concerne la mia consapevolezza. Mi lascio distrarre solo dall’eco di quel gracchiare che non si spegne mai, i miei silenzi aumentano esponenzialmente e forse per questo sto riprendendo le mie annotazioni; ed anche perchè, dopo tutte le notti passate sveglio e in silenzio senza scrivere i fiumi di pensieri che attraversavano la mia mente, adesso posso dire per certo di aver completamente smesso di scrivere per me stesso.
Non ne ho più bisogno, semmai ne abbia mai realmente avuto poi, adesso scrivo per dare l’opportunità a chi legge di scoprirsi attraverso le mie parole, o semplicemente di provare l’emozione che dà un certo tipo di lettura e di riflessione.
Scrivo anche perchè c’è qualcosa che sopravvive nonostante la ferita mortale che lo attraversa, nonostante l’inarrestabile emorragia, ma questo è un pensiero fantasma, non transita nella mente ma la infesta, presente in ogni angolo semibuio.
Adesso prendo una pausa, come facevo una volta sul mio vecchio blog…
…eh…
…come faccio? Non ci sono i presupposti. Non ci sono le condizioni… non c’è e basta, è rimasta solo l’assenza. E non è vero che non mi importa, diversamente quell’emorragia avrebbe fine.
E non c’è nulla che mi salvi.
Sono le due e mezza, ho scoperto che l’ora che va dalle due alle tre antimeridiane è l’orario di punta del popolo degli Invisibili, l’ho scoperto perchè mi hanno adottato a tutti gli effetti, dopo le mie innumerevoli veglie. Non avrei mai detto o sperato che una cosa del genere potesse succedere proprio a me. Adesso invece mi sembra naturale. Ne sono lieto ed intimorito al tempo stesso, la consapevolezza di essere un Invisibile infatti non cancella il fatto che si tratta di una strada senza ritorno, che mi allontana sempre più da certi aspetti della comune esistenza. Come sempre starò a vedere però, senza cercare di nascondermi; la mia vita non è mai stata esente da timori, specie durante la mia infanzia ed adolescenza. Dopo è arrivata la determinazione a spazzare via la cruda paura.
Ho ancora un pò di tempo prima delle tre…
Ti porti via i miei pensieri a viva forza.
Corde…
Posted in Annotazioni on Ottobre 22, 2008 by RaulLe corde di nylon producono un suono diverso dalle corde metalliche. Una differenza non comune da percepire.
Continua la mutazione, la mia ovviamente, adesso non mi riferisco al macrocosmo e neanche al microcosmo. Il processo è lento solo perchè ci vuole parecchio per scalfirmi, purtroppo. Però le cose avvengono senza succedere, come qualche giorno fa quando ho riaperto le pagine del vecchio blog per eradicare tutte le pagine che vi avevo pubblicato, tutte tranne tre.
Non è una rottura con il passato, le rotture col passato non hanno senso considerato che quel che del passato resta, i suoi effetti, sono cose che non si potranno mai cancellare. Si tratta soltanto di una tesaurizzazione, forse…
A volte mi capita di conoscere gente nuova tramite il messenger, per ragioni oscure mi capita di imbattermi in persone indescrivibilmente superficiali, l’ultima mi ha definito “machiavellico”. Ovviamente, per quanto gli consentivano le sue scarse doti di raziocinio, credo intendesse dire che io sono uno che “pensa troppo”. Questa cosa mi ha rispolverato vecchi ricordi e la solita domanda stupida: su quale manuale di istruzioni posso trovare il prospetto che indica i parametri giusti del pensiero? La cosa mi fa sorridere ma il sorriso serve solo ad allontanare una certa nausea.
Eh si, non importa quanti se ne scacciano, ne arrivano sempre di nuovi, allora cosa si dovrebbe fare? Mah…
Ho la reflex in vacanza, al centro assistenza, e il desiderio che torni il prima possibile. Mi ha lasciato mentre scattavo di notte e così invece di rimandare ho preferito inserire nella galleria Visioni Notturne solo gli scatti che sono riuscito a fare fino a prima del contrattempo.
Avrei voglia di respirare un pò d’aria diversa, vedere un panorama diverso e sentire accenti diversi. Magari per una volta sola, negli ultimi cinque anni, dormire anche in un letto vero. Mi sento alquanto logorato e confuso… no, la confusione la scelgo io, sono anche io in vacanza per quel che riguarda parecchie cose, una vacanza forzata… sempre per tenere lontani gli attacchi di nausea.
Il logorio non è una mia scelta.
Tacere… alla fine dei conti non si riesce mai a capire se è un bene o un male, non è una cosa che bisogna imparare, la si fa naturalmente. No quel che bisogna imparare è come fronteggiare il desiderio di spezzare il silenzio. Una cosa dannatamente difficile a volte, specie quando entra in gioco il sentirsi vivi, distintamente ed individualmente vivi.
So soltanto io di cosa parlo stasera, a cosa mi riferisco e cosa cerco di estrarmi fuori senza anestesia, poco male… anzi, credo di manifestare abbastanza buona volontà inserendo un articolo aperto ai commenti invece di una nuova lettera.
Si decisamente le corde di nylon hanno un suono diverso, anche se non mi piace per nulla il nylon.
Forse agli animalisti la cosa non garberà, ma non mi importa e la dico lo stesso. Una volta le corde le facevano dalle budella degli animali. Poi è arrivato il nylon, gli animalisti sono stati tutti contenti, di cosa poi mi chiedo visto che il nylon è un prodotto di sintesi chimica derivato dal petrolio con procedimenti altamente inquinanti per l’ambiente e le specie viventi.
Il suono cambia, il suono di una corda fatta di budella è vivo, molto più vivo di quello di una corda fatta di nylon. Il problema è che nessuno ne nota più la differenza ormai… quasi nessuno bimba, quasi nessuno, non dimentico non preoccuparti ma questo non significa che sei esentata dal dovere di chiederti se riconosci o no la differenza di suono. A proposito… grazie per le tue periodiche telefonate, anche quelle fanno una differenza.
Siamo sempre su una corda, anche quando ci sentiamo solidamente in equilibrio. E quando ci sentiamo solidamente in equilibrio è solo perchè stiamo indossando un paraocchi. Spesso per scelta ponderata.
Avrei voglia di scendere in strada e iniziare a camminare senza fermarmi mai più, continuare a camminare e camminare… ma prima qualcuno dovrebbe restituirmi il mondo in cui poterlo fare, in questo ormai non si cammina più, si viene soltanto condotti a forza.
Prima o poi me ne Andrò… lo so.
…e forse sto chiudendo il cuore. – Lettera n. 3
Posted in Lettere alla mia Compagna con i tag casamale, collegiata, granatello, vesuvio on Ottobre 11, 2008 by RaulChe notte stanca è questa, stanca di inseguire tutte quelle che l’hanno preceduta. Le precedenti sono state quasi tutte mute, poche le eccezioni come hai potuto constatare con i tuoi stessi occhi… questa notte invece parla.
Questo silenzio ho voglia di spaccarlo questa notte, credo sia passato abbastanza tempo ormai da non correre il rischio di essere letto da occhi inutili, e sottolineo il termine inutili. Sono passati mesi ormai da quando ho chiuso le porte a sguardi poco più che indiscreti, a parole sconcertanti, stuporose e stupefacenti. Ho smesso anche di attenderti, mi riservo solo la facoltà ultima di dirigerti le mie parole ogni volta che ne sento il bisogno, preferisco te in fondo e se questo mi rende colpevole allora va bene.
La molestia in questo momento è che, nella mia furia centripeta scatenata dal bisogno di collassarmi il mondo dentro, non sento più spesso molta musica e da quando ho formattato il mio computer non ho provveduto a ripristinare una buona audioteca; adesso sono costretto a saltare da youtube al mio lettore mp3 alternando una colata di suoni elettronici, ritmi remixati che sembrano le scie dei fari di un’auto lanciata ad alta velocità su una autostrada le cui curve si agitano come spire di un serpente ubriaco, alla diafana voce di Priscilla Ahn.
I suoni elettronici hanno la meglio sul mio stato d’animo questa notte, mi ricordano i momenti passati a scattare le foto del servizio Dancing Lights, la voglia di penetrare la notte di luoghi umanamente rischiosi, arcani della memoria che sto continuando ad inseguire nel mio nuovo servizio in preparazione. Mi rendo conto di stare passando ad una fase notturna anche in fotografia, cerco forse un mondo capovolto, un luogo dove il non senso della realtà quotidiana venga spazzato via dal non senso dell’Arcano manifesto… i vicoli del Casamale di notte, le mura Aragonesi, la fatiscenza di vecchie finestre mute incastonate in spesse pareti di roccia, i teschi con le tibie incrociate sulla facciata della Collegiata, simbolo manifesto di una confraternita criptica e dissimulata dalla calda cortesia meridionale.
Si, decisamente sto lasciando che il movimento centrifugo che accompagna quello centripeto lasci schizzare ogni senso residuo delle cose, voglio solo prospettive e punti di fuga, voglio solo pesare e misurare la luce, renderla sofferente, che tremi di freddo nel suo spettro metallico o arda delle frequenze che scendono a spegnere il rosso nel nero, fino a scavare ancora in più in fondo.
Quando la luce si piega allora strane forme di vita diventano percepibili, dagli angoli in ombra iniziano a prendere forma… cose che non servirebbe descrivere.
Ho preso una pausa di sano materialismo negli ultimi giorni, mi sono dedicato a lavorare sulle foto di un servizio fatto ad agosto, anzi diciamo che mi sono imposto di farlo. Da troppo tempo non inserivo nuove foto, da troppo tempo queste aspettavano di essere inserite. Non sono molte, sono un terribile censore per quel che mi riguarda e dei cento scatti e più del servizio solo poco più di una ventina sono stati inseriti nella galleria Vesuvio e Granatello.
Le foto del Vesuvio le ho scattate dal palazzo in cui abito, nella fattispecie devo ringraziare la gentile solerzia della signora del terzo piano che una mattina presto, appena visto il cielo azzurro sgombro da nubi ed una pallida luna mattutina a picco sul cratere, mi ha chiamato per chiedermi se mi sarebbe piaciuto fare delle foto dal suo balcone.
Granatello… in realtà questo nome è inesatto, un tentativo di rendere in italiano un nome napoletano la cui origine è tutt’oggi incerta: ‘o Ranatiello. Trattasi del porticciolo storico della cittadina di Portici… una specie di cartolina d’altri tempi popolata da presenze fin troppo contemporanee, come fantasmi al rovescio in una sorta di assurdo paradosso.
Osservando le foto del Granatello mentre ci lavoravo su, scatti eseguiti al tramonto e preludio forse della mia attuale fase notturna nella mia ricerca fotografica, mi sono sorpreso a considerare come l’elemento acqua, in molti miei scatti anche delle precedenti gallerie (Seagulls ad esempio), non sembra affatto tale. A volte assume l’aspetto di mercurio, altre invece di fuoco liquido… è forse il mio bisogno di snaturare una certà realtà che mi circonda, che percepisco e che tento di smascherare?
Non lo so… continuo a osservare ed a fissare battiti di palpebre con l’aiuto della reflex… senza sapere se sto aprendo o chiudendo le porte che di fatto attraverso.
Come al solito, come nelle altre lettere che ti ho scritto, non lascio spazio ai commenti disabilitando appositamente la funzione. Sono in fase di ristrutturazione totale e lentissima del mio operato, già alcuni cambiamenti hanno iniziato a prendere corpo nei miei blog ed altri seguiranno in futuro… almeno fino a quando ci sarò. Intanto uno dei più appariscenti è la rara frequenza delle mie annotazioni adesso, specie di quelle che lascio aperte ai commenti, tanto chi davvero sente l’esigenza di comunicarmi qualcosa ha tante strade per arrivare fino a me senza problemi, basta solo un minimo di impegno e una mente sveglia in fondo, per il resto solo e sempre la solita follia indecente e anche alquanto cafona ormai. Lo stile è un concetto poco funzionale in quest’era di mutazioni genetiche e generiche, qualcosa a cui si può abbarbicare in maniera distratta soltanto la mia generazione e quelle precedenti nonostante la piena padronanza acquisita sul multitasking.
E la buonanotte è dura come roccia lavica.
