Dicono che i sogni sono una cosa stupenda, che aiutano a vivere e che permettono a chi li coltiva di trovare la forza per raggiungere le proprie mete.
Ogni volta che ho parlato di sogni con qualcuno, non sono mai riuscito a capire a che tipo di sogni si riferisse e quando provavo a fare domande per chiarirmi le idee allora ricevevo sempre risposte che di chiaro avevano solo la loro vaghezza.
Scrivo quest’annotazione, stasera, perchè devo concludere un dialogo sul ruolo del sognatore che mi è capitato di cominciare l’altro ieri con una persona. Si parlava di modi di essere, di profondità e superficialità, quando improvvisamente la parola cadde senza che me ne accorgessi veramente, fino a quando l’eco del suo tonfo non raggiunse ogni angolo della mia mente…
…sognatore.
Mi è già capitato di scrivere in passato, sul vecchio blog, cosa ne pensavo riguardo ai sogni; adesso dirò soltanto che le cose non sono cambiate. Ho un rapporto particolare con i sogni, do una grande importanza ai sogni che si fanno di notte, da addormentati, viceversa dei sogni che si fanno da svegli ho la stessa considerazione che potrei avere davanti ad un lavoro artigianale: non importa se è fatto bene o male, si tratta comunque di un lavoro artigianale.
Il punto di partenza del discorso era semplice: la vita. Non importa se odierna o arcaica perchè le obiezioni che sussistono oggi erano le stesse di millenni fa: ogni volta che una persona travalica i fittizi limiti di pensiero che la società cosiddetta civile impone ai suoi appartenenti, quella persona viene definita sognatore, uno che sogna a occhi aperti, o semplicemente una persona che non ha la testa sulle spalle e non ha i piedi saldamente piantati per terra. Il discorso si interruppe a questo punto, su mia richiesta, considerato il tempo tiranno e la mancanza di spazio per una risposta che fosse abbastanza onesta ed esauriente, così mi sono riservato di affrontare l’argomento in questo articolo in modo da poter dare una chiara visione della mia prospettiva sull’argomento.
Quando la mattina ti svegli e apri gli occhi è come se tornassi indietro dal mondo dei morti. Ti serve qualche minuto, a volte anche di più, per scacciare i residui di sonnolenza e quello che fai è cercare le cose concrete che ti circondano e testimoniano la tua appartenenza al mondo in cui vivi. Vai in bagno e cerchi il tuo spazzolino da denti, l’asciugamano messo al solito posto e la spazzola per i capelli sono là che ti dicono “si… questa è casa tua e tu sei di nuovo qui per vivere un altro giorno della tua vita, concreto e reale e appartenente solo a te, come lo siamo noi”.
Dopo il bagno vai a fare colazione, la prepari per te, per coloro che vivono con te, la servi in tavola e mentre mangi scambi parole con le persone che ti sono vicine: “mi raccomando non fare tardi”, “ricordati di prendere tutto prima di uscire”, “non correre, stai attento”…
Alla fine esci anche tu, lavoro, faccende, la solita liturgia del vivere quotidiano insomma. Esci dalla porta di casa e il mondo ti investe, ti attraversa senza che tu te ne renda veramente conto. L’aria, il vento, i raggi del sole e gli echi dei suoni che viaggiano sull’aria. Punti alla macchina e appena ci sali e richiudi la portiera il tuo essere reagisce d’istinto, è come se fossi di nuovo fuori dal mondo anche se non è così.
Ovviamente è lo stesso anche se usi la metro, o il treno, o qualsiasi altro mezzo di locomozione.
Sei al lavoro, o a sbrigare faccende, ti guardi intorno e tutto quello che vedi sono delle foto in movimento. Il vecchio che passeggia lentamente sul marciapiede, con un giornale sotto il braccio, diretto ad una panchina chissà dove; una ragazza ti viene incontro ad andatura sostenuta, quasi correndo, con l’espressione manifestamente decisa di chi sa cosa vuole e dove vuole arrivare, dopo pochi passi qualcuno la chiama dal lato opposto della strada, tu te ne accorgi subito ma lei ci mette un bel pò prima di farlo e quando finalmente si volta, l’espressione decisa che aveva sul volto evapora in un attimo lasciando allo scoperto il grande smarrimento che in realtà vi era celato sotto. La fruttivendola ripete il prezzo della lattuga tutte le volte che glielo chiedono, anche a quelli che lo conoscono già, seguendo un meccanismo implicito… il cassiere alla banca fa lo stesso, cambia solo il tipo di merce venduta.
Una pausa qua e là, come macchie di genio sulla tela di un quadro astratto che resta incomprensibile nonostante tutta la buona volontà di questo mondo. Quattro chiacchiere con il conoscente incrociato per caso, parole senza alcun contenuto proferite per la sola esigenza di sentire tangibilmente che sei vivo e sveglio, che sei quello che la società si aspetta da te: un buon cittadino; per testimoniare che hai un legame col tuo prossimo. Le file al supermercato e alla posta, le lamentele in sottofondo, sussurrate ripetutamente come i rosari in chiesa nei bui pomeriggi invernali, finchè non diventa un automatismo anche quello.
La giornata di lavoro e di faccende finisce, se c’è tempo passi a prendere il caffè da un’amica, fai quattro chiacchiere anche con lei e se hai fortuna hai di che ascoltare, altrimenti fai come hai fatto col conoscente incrociato durante la pausa.
Rientri in auto e ti dirigi verso casa, quando esci dalla macchina di nuovo il mondo ti attraversa…
…ti dirigi in fretta verso la porta e appena la varchi il senso di sollievo ti invade, sei a casa!
Come se fossi in un altro mondo, in un’altra realtà.
Metti l’acqua sul fuoco, tagli la cipolla senza neanche fare caso al suono dei vari strati che cedono sotto il coltello, quel sottile suono di fibre in lacerazione lasci che sia sovrastato dal chiacchericcio del talk show che cola irrimediabilmente fuori dal tuo televisore acceso. L’odore del cibo che cuoce invece non si lascia ignorare. Metti i piatti in tavola, le posate e i tovaglioli.
Ti siedi a tavola con le persone che vivono con te, mangiate e scambiate quattro chiacchiere… “è andata bene?”, “oggi la frutta è rincarata”, “ho dovuto fare tutto di corsa”, “ormai bisogna fare sempre tutto di corsa, è la vita”.
Quando è buio ed è tardi allora ti rintani da qualche parte, spendi in silenzio le tue considerazioni sulla giornata trascorsa o semplicemente cerchi di rilassarti in qualche modo. Finisci il più tranquillamente che puoi la tua giornata e poi ti metti a letto, raggiungi di nuovo il mondo delle ombre fino al mattino seguente.
Raramente ricordi i sogni notturni.
Non ci vuole molto a scrivere il resoconto di una giornata di vita quotidiana, quello che si perde tra le righe invece è lo spirito che anima ogni singola persona che la vive. La giornata descritta è la vita di tutte quelle persone che lavorano, badano alla famiglia o ai figli, cercano di migliorare la propria condizione secondo le loro personali aspirazioni e quant’altro. Una vita tanto apparentemente semplice quanto complessa, semplice nella sua ciclità e complessa per quel che riguarda le aspettative o gli effetti che ha su chi la vive. Ecco perchè le persone hanno bisogno di sogni.
Ma se una persona, durante la sua giornata, interrompe più spesso del dovuto questa liturgia per dedicarsi ai sogni allora qualcosa scatta, le persone che ti circondano e che sono costantemente divise da ideali, mete e opinioni, diventano un corpo unico nel reagire prontamente e rimproverare determinati atteggiamenti, allora inizi ad ascoltare le frasi, solite anche quelle: “pensi troppo”, “ti distrai dalle cose importanti“, “sognare è bello ma non ci cavi nulla di concreto”, “se sei un sognatore non combinerai mai nulla di buono nella vita” e via dicendo, non c’è fine alla varietà di espressioni che vengono usate per criticare chi, per scelta o per caso, si è scostato il paraocchi.
Questi sono i veri sognatori, la vita che conducono è il loro vero ed unico sogno a cui aspirano costantemente per potersi sentire vivi, non desiderano di più anche se magari dicono il contrario. Molti vivono così per scelta, perchè il loro desiderio era poter crescere dei bambini ed avere una famiglia, altri solo per l’amore del proprio partner, altri ancora per desiderio di potere, di quel poco di potere che riescono a raggiungere attraverso il loro modo di vivere.
La Carriera, gli Affetti, la Società… queste tre cose sono le ragioni principali a cui uno schiavo si afferra quando critica sempre, e con veemenza, un certo tipo di libertà.
La quarta ragione, la più vera, è una miscela composta dall’invidia per quella libertà, dallo sgomento nel vederla realizzata da un’altra persona e dall’incapacità di capire come ci si possa riuscire.
Oggi, più che nel passato, le persone vivono una vita prefabbricata, con mete e scadenze imposte dal profitto di pochi, i sogni non sono ammessi se non possono essere marcati col nome di qualche regista o scrittore più o meno famoso e quindi sdoganato dalla censura; si lasciano svuotare di quanto di più sacro, personale ed intimo hanno in cambio di uno sconto sull’elettronica o di un contratto a tempo parziale. Accettano incondizionatamente qualsiasi cosa la televisione o la stampa gli presentino, lasciano che le cose veramente importanti della vita siano messe a rischio per mere questioni di profitto, si lasciano privare di valori ed ideali concreti in cambio di valori ed ideali artificiali. Si lasciano privare dei loro sogni per vivere quelli, falsi, interpretati dagli altri.
Lo fanno per proteggere i loro figli, o le persone a cui tengono.
La scusa è questa.
A questo punto ti chiedo: chi è che dorme e chi è che è sveglio?
Chi sono i veri sognatori?
Tu questo volevi saperlo da me l’altro ieri, volevi sapere cosa ne penso, beh… la mia risposta finora è stata un pò lunga, articolata più del dovuto di sicuro, ma chiara.
Sono circondato da una società di sognatori, ovvero di gente che fruisce di un sogno indotto al solo scopo di poterli spremere di ogni loro risorsa materiale e spirituale. Come i mangiatori di loto di cui scrisse Omero, le persone mangiano la loro dose quotidiana di stupefacente attraverso la tv ed i giornali, tra una sfilata di moda ed un cartellone pubblicitario. La mattina aprono gli occhi e si collegano ad una realtà onirica artificiale, ma bisogna capirli, lo fanno per proteggere i loro figli, lo fanno per lasciargli un pianeta migliore.
Io adoro sognare, anche se dormo poco e male. Ogni volta che mi addormento faccio sogni di una vividezza estrema e mi muovo in essi con la padronanza propria di chi sogna e sa di stare sognando, perchè ogni volta che sogno mentre dormo, so perfettamente di stare sognando. Ma quando apro gli occhi allora smetto di sognare, quando apro gli occhi li apro davvero, forse fin troppo.
Mi capita di andare in giro e fare foto, a volte fotografo paesaggi che mi colpiscono particolarmente per l’intensità dei colori o per qualcosa che vedo e mi colpisce al punto di volerla fissare su una foto. Mi sento dire a volte: “che tramonto da sogno”, “che posto incantevole, sembra un sogno”… non finisco mai di allibire quando mi scontro con persone che confondono totalmente sogno e realtà.
Alla fine dei conti hanno proprio ragione loro, ci vorrebbero meno sognatori.