Archivio per Gennaio, 2009

Another day in paradise – Phil Collins

Posted in Musica con i tag on Gennaio 27, 2009 by Raul

 

21 Dicembre 2008 – Domenica

Posted in Diari e Ricordi di Viaggi on Gennaio 23, 2009 by Raul

Mattino inoltrato.

 

Il risveglio è brusco nonostante l’ora tarda.

Mi metto subito a sedere, in silenzio guardo verso la finestra con le tende chiuse e la tapparella quasi del tutto sollevata, piena di luce invernale grigia e uniforme.

Mi incazzo immediatamente.

 

Mi vesto in fretta e mi infilo in bagno, non c’è lo specchio, me ne ricordo bene solo ora che scrivo, a distanza di quasi un mese da allora, da ciò si nota quanto tengo agli specchi oppure quanto riesco a farne a meno? Strofino lo spazzolino sui denti e sulle gengive, a testa bassa, con la mano sinistra poggiata sul bordo del lavandino a reggere il peso delle spalle e con gli occhi fissi nel buco dello scarico, strofino finché sento un sapore metallico sulla lingua. Infilo lo spazzolino sotto il getto d’acqua, lo ripulisco con attenzione, gli rimetto il cappuccio di plastica e lo infilo nel bicchiere sul lavandino. Metto la mano destra sotto il rubinetto e raccolgo una palmata d’acqua gelata, la porto alle labbra, ripeto il gesto per due o tre volte, fino a riempirmene la bocca e poi la mastico fino a ripulirmela. Con calma ed attenzione abbasso la testa sul lavandino e sputo l’acqua, ne raccolgo ancora per un sorso da bere e poi mi rialzo, chiudo il rubinetto e prendo un asciugamani.

Sono ancora più incazzato, per fortuna la mancanza dello specchio mi risparmia il confronto con i miei occhi.

 

Entro in cucina e la trovo invasa dal Sole. Un po’ di peso mi scivola via di dosso.

 

  • Buongiorno!
  • …Buongiorno…

 

Recupero una tazza di caffè e inizio a rullare una sigaretta mentre ascolto il programma della giornata, io devo cucinare e poi dopo pranzo ci sarebbe una passeggiata in compagnia… chiudo la sigaretta, sollevo la testa verso di Lei e la guardo, uno strato di calma mi avvolge e mitiga la mia reazione, scuoto il capo solo per un attimo.

 

  • Non ho voglia di vedere nessuno oggi, esclusi i presenti, se non ti crea problemi possiamo uscire da soli, altrimenti posso restare anche qui da solo… – accendo la sigaretta dopo aver preso un sorso di caffè – …fumo questa in silenzio e poi inizio a cucinare.
  • …Va bene…successo qualcosa?
  • Adesso devo cucinare, prova a chiedermelo più tardi.

 

Apro la finestra e infilo la testa fuori, nell’aria pungente. Mi faccio strappare gli occhi dal cielo e dalla terra mentre scaccio a calci i pensieri residui del sogno che mi ha schiaffeggiato.

 

* * *

 

Rimetto la testa dentro dopo aver spento la cicca nel posacenere sul davanzale, sono calmo anche se per niente tranquillo e la cucina è un rimedio miracoloso in questi casi. Per un’ora e mezza tutta la mia attenzione è rivolta a fare qualcosa che possa riempire tanto lo stomaco quanto il cuore dei miei commensali.

Aver visto volare seconde e terze porzioni è stato un grato dono.

 

 

Pomeriggio

 

Sono seduto in macchina, sul sedile del passeggero.

Lei guida senza una meta precisa, come ama fare per se stessa nei momenti in cui si rilassa, io ne seguo gli impulsi e le parole docilmente e rispondo a varie domande e ne pongo a mia volta mentre i miei occhi sono rivolti sul paesaggio circostante.

La Val Seriana è seriamente bella, specialmente i corsi d’acqua che l’attraversano, ci sono meno sempreverdi rispetto ai boschi delle mie parti, ma c’è molta più acqua, come piace a Lei.

Ad un certo punto mi fisso a guardare il navigatore…

 

  • L’ho acceso cosi… – mi dice – …non metto nessuna destinazione… appena vedrò una chiazza blu apparire da qualche parte, mi ci dirigo, come faccio di solito. 

 

Sono un gatto curioso e oltre a osservarle, le cose, le annuso anche ogni volta che posso, col suo navigatore mi sono astenuto però. Torno a guardare fuori.

A volte il paesaggio è duro, fa un po’ male, forse è il grigio della luce invernale che stimola le frequenze della tristezza… non lo so. Di certo c’è che il posto non lo sento per nulla familiare, e questa è una cosa che mi succede solo quando provo il forte desiderio di far parte dei luoghi dove mi trovo. Ogni tanto occhieggio lei di sbieco, dalla testa ai piedi, ne osservo la postura, il movimento delle mani sul volante. Non mi sfiora neanche lontanamente l’idea di chiedermi se a lei capita mai di fare altrettanto con me, la curiosità di un gatto è sempre narcisismo riflesso.

 

Appare la macchia blu… è il lago d’Iseo e noi ci arriviamo dal lato di Lovere. È il mio primo lago, almeno il primo così grande, non so cosa pensarne. Scendiamo dalle colline, non so se la città che vedo occupare una delle rive è Lovere oppure no; non lo chiedo perché non mi piace l’aspetto che ha, in stridente contrasto con gli ampi vuoti che la circondano. Non lo chiedo anche perché, vista da lontano, mi ricorda troppo una delle tante cittadine sulla costa del Tirreno, dalle mie parti…

 

…cerco di dimenticarmene subito.

 

Non so se Lei se ne accorge, non mi chiedo mai neanche questo, insieme a un mare di altre cose, ma è brava… infila la strada che costeggia il lago e punta in direzione opposta alla città.

 

  • Ci sono già stata qui… mi ricordo che più avanti c’è un altro lago, è più piccolo di questo ma… credo ti piacerà.
  • Come si chiama?
  • Endine.

 

End… penso in inglese per un istante.

 

  • Portami a Endine. Si.
  • Ok.

 

La strada costeggia un porticciolo, poi una piccolissima piazzetta che si affaccia sul lago. Lastricato di pietra, panchine e piccole cicadacee. Oltre la ringhiera del belvedere la superficie dell’Iseo è scura, i pali di legno degli ormeggi e i gabbiani che volteggiano bassi fanno a gara per disputarsi la mia attenzione. Vince un gabbiano solitario posato sulla cima di uno di quei pali, la sua testa è rivolta nella mia direzione come se stesse guardando proprio me…

Scaccio la tentazione di dirle di parcheggiare e farmi scendere per scattare qualche foto, conservo con attenzione l’immagine di quel gabbiano e mi volto di nuovo a guardare la strada.

 

  • Guarda… – dice quando usciamo dalla curva della piazzetta, ha un largo sorriso e nella voce le sento lo stesso tono emozionato e felice che potrebbe avere una bambina piccola – …come si fa a non innamorarsi di un posto così? Guarda! Guarda! 

Sorridendo raccolgo il suo invito. Le case sono scomparse, alla mia sinistra c’è una parete di roccia, in alcuni punti è quasi a picco, una lunga scogliera in cui è stato scavato il minimo spazio necessario per una stradina a due corsie. Alla mia destra una roccia solitaria, massiccia ed appuntita, svetta dall’acqua per una decina di metri, forse più, sembra marcare una Porta per la strada tra la scogliera e il lago.

In alcune curve vedo l’acqua così vicina che sembra quasi stia per inghiottirci con tutta l’auto. Mi lascio ipnotizzare dalla sensazione e sono quasi preso da quegli abissi freddi quando un gabbiano scende in picchiata da una curva e vola in parallelo all’auto, in direzione contraria, passando come un lampo attraverso la visuale del parabrezza e dei finestrini, anche lui volta per un attimo la testa nella mia direzione, mi riporta alla realtà dell’abitacolo. Seguo il passaggio del gabbiano fino a trovarmi Lei davanti.

 

  • Non ti nascondo che questo tratto di strada mi sta facendo sentire un po’ agitato… per un attimo mi sono quasi visto nel fondo del lago.
  • Addirittura…
  • …Lo sai che non so nuotare, mi piace l’acqua ma quando ci sto vicino a volte provo ansia…
  • …Cosa significa questo? Neanche io so nuotare eppure non ne ho paura…
  • …Ma io sono stupido lo sai… invece di limitarmi a godere della sua superficie calma, non riesco a trattenermi dal fare un giro sul fondale. È una mia tara lo so, non ci posso fare molto…
  • …Manca poco ormai.

 

È tardo pomeriggio quando parcheggia la macchina sulla sponda orientale del lago di Endine, il sole è quasi scomparso e le condizioni di luce per fare foto sono disastrose da quella posizione, per fortuna la cosa non ha importanza, mi giro a prendere la borsa con la reflex dal sedile posteriore e poi scendo dalla macchina.

 

Osservo il posto senza fare alcuna considerazione, non so se per gli altri è facile interrompere di colpo il fiume dei pensieri, io ci ho messo un po’ di anni ma ad un certo punto ho imparato a farlo. Osservo le case lontane, i canneti sulla sponda, gli alberi e il corpo del lago, le anatre in cerca di cibo e le montagne in lontananza. Lei mi segue dappresso e mi dice cose… poi ad un certo punto si arrende e tira fuori la sua compatta per scattare qualche foto, il fiume dei pensieri è rigorosamente fermo.

Misuro avanti e indietro una cinquantina di metri di sponda, è l’unico angolo che offre una visuale che mi convinca, luce non ne è rimasta molta e io non ho comunque molta voglia… i miei occhi si fermano quasi per caso su una casa isolata, su una propaggine di terra che si spinge nel lago, l’unico pensiero che si divincola in quel momento è che non so se rivedrò mai quel luogo una seconda volta… tiro fuori la reflex dalla borsa e cambio il 18-55 per un 90-300. Pochi scatti, le montagne in lontananza, la sponda occidentale del lago col sole calante, la casa sulla lingua di terra.

Rimetto la reflex in borsa e raggiungo Lei sulla panchina dove si era seduta.

 

  • Non so per te, ma stare vicino all’acqua mi calma… – mi dice – …guarda quella, va giù… – mi indica un’anatra che nuota tranquilla sul pelo dell’acqua e che poi si immerge di colpo – …che combina? Sta sotto da un po’ ormai.
  • Tranquilla, sta cenando, tra un po’ la vedrai risalire. 

Qualche secondo dopo l’anatra riemerge un metro più avanti. Sbatacchiando le ali e riprendendo la postura ritorna a nuotare pigramente, la seguo un po’ con lo sguardo e inizio a vedere la superficie dell’acqua dalla sua stessa prospettiva. Forse è il crepuscolo, oppure la frequenza della luce nel cielo invernale, il riflesso sulle acque diventa la manifestazione tangibile del Tao in perenne movimento. Ovunque mi volti a guardare il lago, è là, riprendo la reflex dalla borsa.

Attraverso il mirino è là, in pieno equilibrio di luce, la superficie del lago, unica massa di acqua, unico essere, inclinata ad offrire un riflesso di sé che rivela a chi lo osserva che ogni cosa è in perenne lotta contro se stessa prima di esserlo contro l’esterno.

La luce ed il buio nell’acqua combattono senza mai scontrarsi, è una danza come nel Tai Chi Chuan, il buio si ritrae dove la luce si protende e viceversa, incessantemente, a cercare l’eternità attraverso il movimento del perenne scorrere del Presente.

Spengo la reflex dopo qualche scatto, mi giro per riporla nella borsa e mi blocco improvvisamente. Di nuovo bianco e nero, con le stesse ondulazioni della superficie del lago ma stavolta sono immobili, come una fotografia vivente di quelle acque.

Posso fare questo scatto… la mia mano esita sulla reflex… so che posso farlo, lo sento, potrei tranquillamente cogliere il momento che mi viene silenziosamente offerto, di certo è un mio desiderio farlo.

Continuo ad esitare con la reflex in una mano, il cervello sta già facendo i calcoli per dirigere l’altra a prendere il 18-55 e innestarlo rapidamente. I miei occhi sono fissi su quelle ondulazioni, come se avessero il potere di incatenarle e bloccarle per il tempo che mi occorre.

In silenzio ripongo la reflex nella borsa e la richiudo. Tiro un bel respiro e mi appoggio allo schienale della panchina, resto a guardare il lago mentre frugo le tasche in cerca di tabacco e cartine.

 

Accendo e aspiro, mi rilasso ondeggiando sull’acqua e scambiando parole con Lei finché l’aria fredda della sera non inizia a prendere forma come lieve strato di nebbia sull’acqua. Risaliamo sulla paprika (non è color salmone quello, non devo insistere, è paprika! …C’è scritto anche sul contratto d’acquisto, se voglio lo posso pure vedere!).

 

U_U

 

Ci inerpichiamo su per la strada di un valico, ho variato la frequenza del suono della conversazione portandola su armoniche più “sensuali”, è parte di me e non lo faccio con malizia, Lei mi lascia fare e mi asseconda fino a quando vede che alla serenità apparente, sempre presente sul mio volto, si aggiunge abbastanza leggerezza da spianare del tutto la pelle che lo ricopre. Quasi alla sommità del valico spara la sua bordata.

 

  • Cosa è successo allora?

 

La incasso con gioia e ridacchio… poi formulo la risposta nella mia mente e ridacchio ancora di più, non trovo nulla di meglio che citare il Morfeus del primo Matrix.

 

  • Hai mai fatto un sogno così vivido da non riuscire a distinguerlo dalla realtà? – chiedo in tono serio – Io da un sogno così mi sono svegliato stamane… – continuo a parlare lasciando vagare gli occhi sul paesaggio – …ho sognato una situazione che non esiste, che per un breve periodo della mia vita ho desiderato che esistesse però. La mia rabbia non era per altri che per me stesso, perché stamattina ho momentaneamente perso il controllo sui miei sogni e li ho confusi con la realtà, mi capita molto raramente. Il risveglio mi ha salvato ma io ho peccato per troppo tempo e per di più ne ero cosciente, tu ne sei stata testimone, allora mi sono chiesto: da esattamente quanto tempo so di stare confondendo sogno e realtà? Ergo… mi sono incazzato. Ma adesso sto meglio, il Tuo lago ha funzionato, mi sento stappato come una bottiglia a San Silvestro.

 

Le parole che seguono non sono realmente necessarie, ma proprio per questo le apprezzo ancora di più. È buio ormai quando Lei parcheggia l’auto nel garage; questa volta rientrare a casa, anche se da ospite, ha effetti completamente diversi, anche se la mia voglia di non vedere nessuno non è ancora svanita.

 

Adesso devo imparare come fermare il fiume del Tempo.

Lode all’Inviolato – Franco Battiato

Posted in Musica on Gennaio 17, 2009 by Raul

2009

Posted in Annotazioni on Gennaio 1, 2009 by Raul

Le Acque della cascata dell’Angelo e  dell’Iguazù volevano solo essere un augurio per una certa tranquillità, nonostante il flusso fragoroso della loro portata.

Il mio 2009 è iniziato con una violenta tempesta di fulmini e tuoni. Forse non avevo le idee del tutto chiare su come sarebbe realmente cominciato, si sa che la speranza è tenace, adesso mi sono tolto ogni dubbio residuo però, non importa se nel peggiore dei modi, l’importante è avere il coraggio di riconoscere la totale estinzione di determinate cose.

 

E la forza per riuscire a dargli la giusta sepoltura.

 

Possa il vostro nuovo anno essere iniziato su percorsi privi di tempeste.