Archivio per Febbraio, 2009

Mercy Street

Posted in Musica con i tag on Febbraio 24, 2009 by Raul

Losing Self (ovvero non-essere e non-fare)

Posted in Tao on Febbraio 23, 2009 by Raul

Il Taoismo è una via interna. Nelle discipline marziali, derivate dalle varie correnti di pensiero orientali, la differenza tra la via esterna e la via interna è facilmente intuibile nel principio di azione che la pratica marziale ha sul corpo. La via esterna ha il fine di fortificare il corpo partendo dai tessuti esterni appunto, pelle e muscoli fino ad arrivare alle ossa; la via interna dei taoisti, al contrario, segue il percorso opposto partendo dalle ossa per arrivare alla pelle.

Ben più arduo diventa comprendere come una via filosofica che segue un percorso che parte dal mondo esteriore per arrivare all’io (nel caso di una via esterna) o l’esatto inverso, partire dall’io per raggiungere il mondo esterno (la via interna), possa essere spiegata in modo facilmente comprensibile.

La prima tappa, la più importante in un percorso di ricerca del sé e di tensione verso un equilibrio armonico consiste nell’individuare un punto di partenza ed una serie di strumenti da utilizzare per questo fantastico quanto faticoso viaggio. Il punto di partenza nel Taoismo non è affatto la Via come si potrebbe essere tentati di pensare, ma il proprio Ego, lo strumento fondamentale da usare, invece, è una pratica nota come Wu Wei, ovvero il non agire.

Ego, sembra una parola scontata tanto nella sua definizione quanto nella sua comprensione, non c’è nulla di più falso, specie alla luce di una filosofia profondamente ambigua e paradossale come il taoismo. In occidente la cultura dell’ego è diffusissima, l’inseguimento della soddisfazione del sé è visto e interpretato come fonte di equilibrio personale, di stabilità materiale, emotiva e di carattere, e di conseguenza come strumento per raggiungere l’affermazione personale; quasi tutte le filosofie occidentali pongono l’uomo al centro dell’universo in quanto per ognuno di noi l’intero creato esiste nella misura in cui i nostri sensi possono percepirlo. Ciò è naturale, ed è assimilabile ad un pratica esterna del vivere perchè anche se, apparentemente, tutto parte da un centro interno, quello del nostro ego, in realtà è l’esatto contrario in quanto tutto ciò che applichiamo al nostro ego in materia di comportamento o di trasformazione lo facciamo perché subordinati agli stimoli esterni che riceviamo e che ci forniscono una forma del mondo che influenza il nostro modo di essere e di pensare. Ciò equivale a dire che la maggior parte delle nostre azioni sono dettate da stimoli, vincoli o imposizioni esterne al nostro essere. In Oriente si segue una opposta corrente di pensiero, l’ego è il più grande degli ostacoli che l’uomo si trova a dover affrontare per raggiungere un vero equilibrio e padronanza di sé e la prima fase da affrontare nella pratica di una filosofia quale è il taoismo, che si scelga di farlo in ambito marziale o esistenziale, consiste nell’affrontare il proprio ego e decostruirlo fino a perderne il concetto che noi occidentali, all’opposto, tentiamo strenuamente di raggiungere. L’unico modo per essere parte del tutto sta nella capacità di pronunciare il pronome Io senza accompagnarlo al verbo Sono.

Un esempio molto grossolano ma non per questo meno profondo è una semplice analisi che ognuno di noi può fare mettendo a confronto le società occidentali ed orientali sotto un punto di vista puramente politico e sociale, in linea di massima ovviamente. L’occidente è l’emisfero delle democrazie e delle liberalità, un tipo di strutture che si basa sulle capacità individuali e che sprona alla competizione per il raggiungimento delle mete personali; nell’emisfero orientale invece hanno attecchito molto più facilmente quasi tutti i tipi noti di strutture comuniste e socialiste, sistemi basati sull’organizzazione collettiva, sul livellamento delle coscienze, al fine di conseguire gli stessi risultati fusi però in una meta comune.

La politica non è oggetto di discussione qui se non per portare un esempio pratico e alla portata di tutti. Non ha importanza individuare un sistema che sia migliore o peggiore di un altro, non è neanche consono alla filosofia taoista per cui riprendo il discorso dal punto in cui si era interrotto.

Lo strumento fondamentale che il taoismo usa per farci comprendere meglio la nostra natura e la nostra posizione rispetto alla Via, e quindi la vera natura del nostro ego e la maniera di non subirla, è chiamato wu wei. In sostanza è la pratica del non agire. Essa è il primo vero paradosso con cui si scontra chiunque si avvicini al taoismo con un spirito che non sia quello del semplice osservatore, poichè il non agire procede dal non essere, cioè dalla decostruzione dell’ego.

Non agire: come interpretare queste due parole? La maggior parte delle persone, e degli studenti di filosofia delle civiltà occidentali specialmente, le interpreta in modo letterale ed errato e quindi ne risulta una visione del taoismo come se si trattasse di una sorta di filosofia dell’ignavia, non esiste nulla di più lontano dalla realtà, basta ricordare che il taoismo ha regalato al mondo intero la pratica delle arti marziali sviluppando il Tai Chi Chuan (pron. Dai Ji Quan), essenza ultima della lotta, la cui via esterna è il Kung-Fu (pron. Gong-Fu), ed il Chi-Kung (pron. Qi-Gong) pratica che fonde i concetti di medicina e con il controllo cosciente della propria energia vitale.

Non agire: vi chiedo di osservare la natura, uscite dalla città, raggiungete un luogo in aperta campagna che sia un bosco, un lago, qualsiasi punto dove possiate trovarvi soli davanti a ciò che io definisco creato. Sedete da qualche parte e osservate attentamente il panorama, in particolar modo alberi e montagne. La prima sensazione che vi assale è dovuta ad un paragone che fate in modo spontaneo: a differenza della città, nel posto in cui vi trovate tutto è calmo, quasi immobile. Ecco… avete la capacità di vedere con i vostri occhi cosa sia il non agire, niente altro che il normale modo delle cose di svolgersi. L’immobilità del creato è solo apparente cosi come lo è l’ignavia che si è tentati di vedere nel concetto del wu wei. 

11. Trenta raggi si uniscono in un mozzo: nel suo non-essere sta l’utilità del carro. Si cuoce l’argilla per fare un vaso: nel suo non-essere sta l’utilità del vaso. Si forano porte e finestre per fare una casa: nel suo non-essere sta l’utilità della casa. Perciò dall’essere viene il profitto, dal non-essere viene l’utilità.

43. La cosa più molle del mondo supera la cosa più dura del mondo, il non-essere penetra in ciò che è senza interstizi. Da questo io so che il non-fare ha un vantaggio. Insegnamento senza parole, vantaggio del non-fare, pochi al mondo ci arrivano.

48. Con lo studio ogni giorno si aumenta. Con la via ogni giorno si diminuisce. Si diminuisce sempre di più, finché si arriva al non-fare. Non facendo, non c’è nulla che non sia fatto. L’impero si conquista sempre senza darsi da fare. Quanto al darsi da fare, è insufficiente per conquistare l’impero.

Lao Tzu – Daodejing

Il nostro corpo è un microcosmo che deve essere in armonia col macrocosmo. Così i nostri gesti devono essere lenti come quelli del cosmo, dei pianeti e delle nuvole. Se il cosmo si muove troppo in fretta, i fiumi straripano, le montagne crollano, si producono disastri.

Tian Liyang – Maestro del monastero di Wudang Shan 

 

Il Senso del Creato

Posted in Tao on Febbraio 23, 2009 by Raul

Il senso delle cose è in perenne movimento.

L’universo, la vita, le nostre azioni, tutto scorre nel flusso continuo della Via, ed insieme a tutte le cose anche il loro Senso ultimo lo fa.

Tai Chi, la cui corretta pronuncia in cinese è Daiji, significa essenza ultima. La sua comprensione rende manifesto il senso che è racchiuso nelle cose; ma colui che tende verso il tai chi, colui che pratica il tai chi in qualsiasi campo voglia, col passare del tempo viene assorbito sempre di più dalla Via, dal suo flusso incessante, e scopre così che il senso ultimo delle cose ha meno importanza della consapevolezza bruta delle stesse e di tutte le azioni tese a raggiungerlo, poichè è proprio al culmine della sua manifestazione che esso sfugge oltre il limite della consapevolezza.

La Via, come tante altre cose, è ben al di là della portata della comprensione umana, ma rientra nei limiti della sua consapevolezza; chi può dire infatti, dopo aver conosciuto un albero, che senso abbia l’esistenza di innumerevoli specie differenti di alberi? Ma essere pienamente consapevoli dell’albero significa avere la capacità di estendere le proprie sensazioni, ed estendere le proprie sensazioni equivale ad aumentare la consapevolezza.

Aumentare la consapevolezza significa entrare coscientemente nella Via ed entrare in risonanza con il suo fluire.

Così Tai Chi è come un fiume; e quando ti trovi dentro un fiume non ti chiedi mai che senso abbia il suo fluire perchè in quel momento sei troppo impegnato a nuotare.

L’uomo nasce con l’ossessione di comprendere il senso della vita perchè questo è l’unico modo per raggiungere la piena consapevolezza della Via.


Origine.

Posted in Tao on Febbraio 23, 2009 by Raul

C’era qualcosa di caotico e perfetto prima che il cielo e la terra nascessero.

Silenziosa, vuota, sta da sola e non cambia. Gira intorno instancabile. Si può considerare la madre dell’universo.

Io non conosco il suo nome, ma la chiamo con l’appellativo “via”. Sforzandomi di classificarla, la chiamo “grande”.

“Grande” significa “oltrepassare”; “oltrepassare” significa “andare lontano”; “andare lontano” significa “tornare”.

Quindi: la via è grande, il cielo è grande, la terra è grande, anche l’uomo è grande. Nell’universo ci sono quattro cose grandi, e l’uomo è una di queste.

L’uomo ha per modello la terra; la terra ha per modello il cielo; il cielo ha per modello la via; la via ha per modello se stessa.

Lao Tzu - Tao Teh Ching

Giovanni

Posted in I Racconti Presunti on Febbraio 20, 2009 by Raul

Lo studio era piccolo, invaso dalle macchine per lo sviluppo e la stampa. Una piccola scrivania in un angolo con su il computer perennemente acceso e il monitor che rimandava la schermata del Photoshop. 

Giocherellavo con un rullino vuoto, seduto su uno sgabello addossato alla parete, Giovanni era appoggiato alla macchina per la stampa, gli occhi fissi sulla pellicola che faceva scorrere sotto la lente man mano che inseriva i parametri per l’esposizione alle lampade colorate. Dietro le spesse lenti da vista i suoi occhi erano vivi, parlava con me senza distogliere lo sguardo dalla pellicola, chiacchieravamo così per interi pomeriggi a volte, tra battute, dialoghi filosofici alternati a storielle licenziose e nozioni di fotografia.

Avevamo appena finito di ridere su un vecchio aneddoto della sua vita, la macchina emise un secco scatto e poi la rapida successione delle luci che attraversavano la pellicola impressionando la carta. Gli occhi di Giovanni si spostarono su un punto imprecisato ai miei piedi, le iridi ruotarono e assunsero un colore più profondo, la pupilla si allargò leggermente, come un teleobiettivo che zooma per mettere a fuoco un soggetto molto lontano. Mi chiesi quanto lontano nel tempo stavano mettendo a fuoco gli occhi di Giovanni in quel momento.

“Eravamo il solito gruppo di amici, tutti giovani… – disse ad un certo punto, i suoi occhi erano ora concentrati su quel momento del passato, si muovevano rapidamente mentre seguivano la scena che si ripeteva nella sua memoria – …eravamo andati al mare, ci trovavamo su una scogliera e stavamo tutti là, felici e ridendo come stupidi… – improvvisamente mi guardò in volto, i suoi occhi impiegarono qualche istante prima di ritornare al presente e mettere a fuoco me, io avevo smesso di sorridere e lo guardavo in silenzio – …non puoi mai saperlo Raul, è solo un istante…”

Inspirai a fondo cercando di farlo nella maniera più silenziosa possibile, poi distolsi gli occhi dai suoi e guardai il pavimento, prima che Giovanni continuasse a parlare, qualcosa nel tono della sua voce mi aveva fatto calare addosso una profonda tristezza.

“…Non puoi mai saperlo, o neanche immaginarlo. Fu un istante… un momento eravamo tutti insieme là, a ridere…  anche lui… – sollevai lo sguardo lentamente e lo riportai negli occhi di Giovanni, ora il suo volto grave ostentava tutti i suoi anni – …il momento dopo rimanemmo tutti senza fiato, non ci fu neanche il tempo di capire se era uno scherzo della vista o la realtà, lui si era voltato all’improvviso, senza dire nulla, e si era messo a correre verso la scogliera. Un istante prima rideva con noi, l’istante dopo si era lanciato nel vuoto. Non puoi mai saperlo, non puoi mai sapere cosa succede dentro una persona Raul…  basta un istante.”

Assaggio di Follia

Posted in Annotazioni on Febbraio 19, 2009 by Raul

Altro cambiamento…

Ci pensavo già da un pò ormai, allo stesso tempo non riesco a tener dietro a tutte le cose che vorrei cambiare. La verità è che per quanto mi sforzi sembra che non debba cambiare nulla, che tutto debba restare così oppure andare sempre peggio.

Sono stanco, anche queste due parole le sto ripetendo fin troppo spesso, ma è così ed anche il fatto che mi sforzi per cambiare questa realtà di cose finisce puntualmente a puttane. Come scrissi tempo fa, è una questione di corde… col tempo, le cose che ci accadono, rinsaldano alcune di queste corde e ne spezzano altre. Io ho perso il conto di quelle che si sono spezzate e neanche più ho la voglia di guardarle, sono solo qui,  fermo, mi sembra che ormai sto soltanto aspettando.

E forse aspetto soltanto che si rompa la corda giusta.

Come un Cammello in una grondaia

Posted in Musica con i tag on Febbraio 16, 2009 by Raul

Peace Train

Posted in Musica con i tag , on Febbraio 14, 2009 by Raul

 

Cat Stevens, era il 1976…

 

…30 anni dopo, Yusuf Islam.

Concierto de Aranjuez

Posted in Musica con i tag on Febbraio 8, 2009 by Raul

Io sento che qualcuno non mi ha detto mai…

Posted in Musica con i tag , on Febbraio 6, 2009 by Raul