16 Maggio 2009 – 2.

 

 

 

Altri momenti del nostro viaggio in cabrio… eravamo praticamente a casa quando ci siamo fermati in coda ad un range rover fermo in mezzo alla strada. Era l’orario d’uscita della scuola elementare.

 

Era grazioso il contrasto tra quel grosso scatolone nero e la nostra auto cosi bassa che sembrava di stare seduti per terra quasi. Il suo braccio mi è passato davanti agli occhi quando, dopo aver spento il motore e tirato il freno a mano, ha sganciato la cappottina dal parabrezza e l’ha tirata giù lasciando che il sole inondasse l’abitacolo.

 

Sorrideva, e guardava dritta davanti a sé… i bambini sciamavano intorno a noi, camminando per strada, e tutti si voltavano a guardarci. “Che bella macchina!” Ho perso il conto di quanti lo hanno esclamato mentre sorridevo in silenzio.

 

Cinque minuti dopo era nel parcheggio, quando è scesa dall’auto dopo aver richiuso la cappottina, non è riuscita più a nascondere il suo nervosismo, ed io l’ho seguita più volte avanti e indietro, una per ogni cosa che credeva di aver dimenticato.

 

 

Era la prima volta che la vedevo, fisicamente, dopo più di un mese passato a parlarci soltanto. Di quella prima volta, di quel piccolissimo viaggio sulla sua cabrio ricordo un momento particolare, un momento di cui forse lei non ha memoria o non si è resa conto, occupata com’era a guidare ed a tenere a freno i suoi pensieri e le sue emozioni.

Un momento in cui non sono riuscito a trattenere il Lupo e, mentre guidava, mi sono voltato verso di Lei ho chiuso gli occhi ed ho avvicinato il mio naso alla sua spalla. Ho iniziato ad annusare ed aspirare sempre più a fondo il suo odore, e più mi lasciavo andare a quel gesto più forte batteva il cuore del Lupo. Ho dovuto raccogliere tutta la mia forza per distogliermi e tornare a poggiarmi allo schienale.

 

 

Entriamo in casa, le mostro la camera da letto e le dico che può lasciare là le sue cose intanto, poi le indico il bagno e la lascio tranquilla mentre mi avvio in cucina, un sms a Fernanda per avvisarla che siamo a casa e che va tutto bene.

 

Sono le 00.46 del ventuno maggio mentre scrivo, non ricordo di preciso cosa abbia fatto io nei momenti in cui non ero con Lei, né ha molta importanza del resto perché sono stati davvero pochi i momenti che non ho trascorso in sua presenza.

 

Quando è uscita dal bagno ha iniziato a girare piano per casa, nel salone, guardandosi intorno con i suoi occhi grandi e limpidi, sorridendo ha passato in rassegna ogni particolare, io la seguivo con lo sguardo e la prima cosa che ho notato è stato il suo modo di muoversi.

In punta di piedi, il busto leggermente proteso in avanti, le braccia lungo il corpo e gli avambracci leggermente piegati e protesi, con le mani aperte, come a percepire l’aria e l’aura circostanti. Movimenti flessuosi e aggraziati come quelli di un felino, messi in risalto dal suono dei campanellini della sua cavigliera che tintinnavano ad ogni passo. Mi sarei ricordato di quel momento ancora una volta, di notte.

Ogni tanto si girava a guardarmi, stavolta nessuno dei due portava gli occhiali, in silenzio mi guardava per un attimo, sorridendo, poi riprendeva la sua esplorazione.

Con calma.

Siamo usciti sul balcone del salotto, c’era sole e la vista delle colline le è piaciuta subito. Ad un certo punto si è poggiata alla ringhiera ed io mi sono avvicinato…

 

“Non ti avvicinare tanto… – mi ha detto allontanandosi di poco – …ho bisogno di un po’ di tempo”

 

Mi sono allontanato sorridendo, le ho detto qualcosa, una battuta per stemperare la tensione di entrambi, qualcosa che suonasse come un tono offeso e scherzoso al tempo stesso. Lei ha ridacchiato e poi si è avvicinata da sola.

 

Dopo un po’ siamo passati in cucina, poi sono arrivati gli altri. Lei non ha smesso un solo attimo di sorridere, specialmente con i suoi occhi. Mi sono dedicato ai fornelli insieme a Fernanda lasciandola tranquilla e seduta a guardare. A quel punto è toccato a me un po’ di nervosismo, Lei se n’è accorta perché sono riuscito a percepire il suo stato tra il divertito ed il soddisfatto mentre combattevo contro il disastro che avevo appena combinato infilando le cozze surgelate nell’olio bollente.

Quando mi sono girato dopo un po’ e Lei non c’era, era uscita sul balcone della cucina. Il cibo era sul fuoco a cucinare tranquillamente, l’ho raggiunta e mi sono tenuto a distanza.

 

“Tutto bene?” Le chiedo

 

“Si… solo… troppe percezioni tutte insieme, ho bisogno di un momento per assimilare tutto”.

 

Annuisco sorridendo e ritorno ai fornelli, il resto che segue sono scene di semplice vita familiare. Il pranzo, le parole scambiate e le battute.

 

Verso la fine del pranzo allungo la mano senza dire nulla e stringo la sua, leggermente. Non si volta a guardarmi, soltanto ruota leggermente la mano a sua volta per offrirmi una presa più naturale e comoda.

È stato il primo momento di “incontro”, alquanto imbarazzante per entrambi, ma tacitamente desiderato e condiviso davanti agli altri.    

 

 

 

2 Risposte a “16 Maggio 2009 – 2.”

  1. aziellasilente Dice:

    Ero cosi’ nervosa…
    Il Viaggio, la Localita’, il Nome e il Suo ruolo nela mia vita perfetta e scelta in sincronia con tutto cio’ che per Me, la Sola, desideravo…
    Ero cosi’ Presuntuosa, Ebbra e febbricitante…
    Ero cosi’ trascinata dalla mia Anima Trascindentale e Immortale..
    Lui era La’.
    Seduto, piegato ma non Sconfitto…Attendeva il Fato e il Giudizio…
    Attendeva solamante Me, e in Me, avrebe recato ogni particella di ogni anno e vissuto dato e recepito, imparato e sezionato…
    L’avrei scoperto dopo…molto dopo…
    Era li, seduto a quella rotonda, in mezzoa quella strada ed era li, per me…sarebbe stato uno Dei Tanti se solo quel Lampo, se solo quello sguardo non mi avesse trafitto senza timore ne pieta’…
    Un Lampo Verde, un Dolore acuto senza lamento, un vendente verde ghiaccio ed ero Sua…Ero Gia’ Sua…Divoncolarmi dopo, era solo un vano tentativo di Mentire a Me stessa…
    Il Caldo era soffocante…
    La Vogli adi sgattaiolare via dalla mia Macchina e uscire all’aria aperta, era un Impellenza piu’ che un desiderio ma…
    I bambini uscivano da scuola e quell’enorme Ranger Rover nero ci ostacolava l’uscita o la scappatoia…
    Spensi il Motore scalciante della mia ”bambina” abbassai la cappottina in tessuto e restai all’ascolto della musica scelta a caso e inserita nella chiavetta usb, che mi ero, trascinata dietro…
    In effetti in quel ”viaggio” trascinai tutto cio’ che avevo con me…piaceri, musica, rabbia e curiosita’…
    Ero pronta a tutto ma, non ero Pronta q quella persona silente che si chiamava Raul…Raul il Lupo…

  2. aziellasilente Dice:

    La casa di Fernanda è esattamente come desidero la Mia, bianca e candida….
    pochi suppellettili e cianfrusaglie…il piu’ del bagaglio del passato lo portano in se, i figli, dall’aspetto sereno quanto piu’ fiero e educato che scorgo ad un pranzo dall’elevato imbarazzo da parte mia…
    Fernanda non la conosco minimamente eppure quando la Vedo, lo stupore di quell’apparizione e, senza timori di conseguenze esclamo…’’sei Bellissima…” lo so appaio insolente, sicura e selvaggia.
    Lo penso veramente calando in quegli occhi tersi, e ne ho la piena percezione e ebrezza, perchè nasconderlo o tacerlo?
    Non ho mai rinchiuso nulla in me, in questi ultimi tempi, non devo ”piacere per forza” quindi resto cio’ che sono e ne prendo le conseguenze e Fernanda, è bellissima…dentro, fuori….
    L’abbraccio, e il tutto si racchiude in un secondo…oppure in un secolo…
    Raul si accinge a cucinare il pranzo che non mi seduce,
    non pranzo mai, non ho appetito, non ho desiderio e sono in terra sconosciuta, non lo sapra’ in quanto non glielo diro ma:
    vado in terrazzo per respirare e trovarmi.
    Vallate e pendii dolci sovrastano innalzandosi imperiosi presso un sole baldanzoso che li illumina per mostrare una bellezza paradisiaca al mio sguardo…tutto mi seduce e mi incanta, solo le ”percezioni” mi rilegano con catene d’oro e, Raul arriva, dolce alle mie spalle…
    Silenzioso come un felino, dolce come un cucciolo impaurito o stordito dalla troppa luce…
    ”Sei troppo vicino” Dico fissandolo Dura,…”dammi tempo, troppe percezioni tutte e e insieme ora, non mi fanno stare bene”…
    Allungo cosi’ la verita’, con un poco di imbarazzo…
    si allontana e l’ho ferito di poco, lo sento ma io…non posso fare altrimenti…si scosta, mi avvicino io,
    poco dopo e l’imbarazzo e lo stupore è piu’ mio che suo…
    Il pranzo è:
    ”normale”
    l’imbarazzo atroce avviene nel momento che il Lupo mi prende per mano e mi bacia la pelle a tavola innanzi a tutti…
    Il Desiderio è isinto :Fuggire…Non lo conosco, non capisco e non desidero minimamente farlo…
    Veloce, rapida scaltra e sulla soglia di azzannare chiunque ostacoli il pensiero e la corsa…il rapido fulgore rosso scarlatto mi da’ brividi e ebrezza eppure…
    Non avviene…resto ferma,non respiro e ascolto…
    Amore.
    Sento Amore in quel tocco dolce, e gentile..Amore e, la lama verde si insinua nel mio costato con quel sorriso che seduce e non è un vampiro…
    il pranzo finisce lento e io
    non vedo l’ora di scappare…
    ”Andiamo a fare un giro fuori?” chiedo quasi con fare supplice…?
    ‘’si”
    Risponde Raul,
    non sa’ quanto apprezzo la sua risposta e il dopo…
    la porta d’uscita che si apre a un mondo nuovo che non conosco,i colli e la gente a cui sono poco avvezza…
    Non daro’ mano alla sua ricerca di carezze e contatto…restero’ in difensiva e con canini fermi ad azzannare, per tutta la durata della passeggiata o almeno fino a quando il fato, non ci porta su quegli scalini duri
    dove si sciolgono a mano mano paure e timori…
    portati da km di distnza che separano parole da intenti e sguardi…
    ”Raul ?” chiedo…
    ”Dimmi…?” risponde lui…
    Sorrido…
    e sara’ il primo, di mille
    per domande che, ho raramente e, risposte che non desidero, minimante…
    ”Raul ?”…
    ”Dimmi Amore…?”
    ”Nulla…”Rispondo scherzosa…
    ”Volevo solo sentirtelo dire…Amore Mio” mi nascondo affettuosa e alzo lo sguardo…
    Cielo e Nuvole…
    Cielo e Terra…
    Finalmente…
    Finalmente il Cielo tocca l Sua Terra che non vacilla piu’…
    ed è solo un illusione che durera’
    secoli…

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