Archivio per Giugno, 2009

25 Giugno 2009

Posted in Annotazioni on Giugno 25, 2009 by Raul

Cerchio alla testa, pioggia, fulmini e tuoni.

Rumori fastidiosi di fondo, mi spazientisco facilmente e per molto poco. Fuggo nella mia solitudine in questi momenti, per quanto possa vivere questa nuova solitudine.

Sotto la pelle, il Lupo, non lascio la terra stanotte, anzi, cerco il cupo folto dei boschi collinari ai quali sono aggrappato in questa mia nuova vita.

Lei mi insegue sempre, ma stanotte si tiene a debita distanza, anche perché non può fare altrimenti. Diversamente questa sarebbe una notte d’amore muto, fatto solo di mani, di labbra e di corpi scagliati l’uno contro l’altro.

Diversamente è solo una notte di buia solitudine, sotto la pioggia, insieme alla voce del tuono.

Il mio sonno non è cambiato, dalla vecchia vita all’inizio della nuova. Soltanto, adesso l’attenzione delle mie veglie è diretta su di Lei, mentre respira profondamente e attraversa le ore della notte fino al mattino. I rumori notturni nella sua stanza, a tratti, mi fanno sussultare, eccitano ancor di più i miei sensi attenti e prolungano le mie apnee.

Lei si sposta tra le mie braccia mentre cerca nuove posizioni, io ne assecondo piano i movimenti sciogliendo il mio abbraccio quanto basta per non svegliarla, attendo che si assesti e poi la cingo di nuovo. Non è qualcosa che mi aiuta a dormire, ma mi aiuta a riposare.

Il mio sonno non è cambiato, passo ancora le mie notti sveglio, tranne rare eccezioni in cui sprofondo in un sonno senza sogni e senza coscienza alcuna, come morto. L’unico sonno vero di cui godo è quello che arriva dopo aver asciugato, fino all’ultima goccia, il sudore del suo corpo. L’unica vera cura alla mia insonnia è l’odore del suo piacere che rimane sulla mia pelle.

La pioggia è cessata, l’eco dei tuoni si fa debole e lontano. Alla fine se non resta la pazienza allora null’altro può sopravvivere.

L’amaro cibo della Pazienza è la Solitudine, è amaro per ricordare che, se mangiato in dosi errate, allora diventa veleno mortale.

16 Giugno 2009

Posted in Annotazioni on Giugno 16, 2009 by Raul

Ore 00.54

“Smettila di rigirartelo!!!”

Guardo il monitor senza vederlo quando mi arriva quell’esclamazione da Fernanda mentre sorride. È stato qualche ora fa, lei era persa nei suoi pensieri dalla sua parte del tavolo, io nei miei, dalla mia parte del tavolo, e come al solito, da quando lo porto, mi rigiravo il mio Anello all’anulare sinistro.

Come ho detto a Fernanda stasera non è un tic involontario, è un gesto che faccio coscientemente, è come sfregare la lampada di Aladino ma senza che appaia alcun genio, appare qualcosa di più potente.

Il mio Anello…

…me lo rigiro di nuovo mentre raccolgo un altro po’ di pensieri stanotte.

Sono “a bolla” come dice Fernanda, ma lo sono solo fisicamente, l’alcol mi annebbia soltanto il corpo, mai la mente, è sempre stato così per me. Non ne conosco il motivo né mi interessa, ecco perché un certo tipo di persone mi guarderanno sempre senza arrivare neanche lontanamente a comprendere la mia vera natura.

Sembra che a partire dall’aprile di quest’anno le date siano diventate importanti. Tutto quel che cambia in maniera radicale la mia vita, o è importante per essa, sta accadendo in maniera ciclica sempre in due date ben precise, se fossi superstizioso non le direi ma non lo sono, almeno non ho bisogno di esserlo, ho abbastanza “forza di protezione” per me e Marzia, ho abbastanza “energia d’urto” per far passare ogni paturnia a chiunque possa osare anche solo compiere un pensiero negativo o in qualche modo lesivo nei suoi riguardi.

A chiunque, amici, parenti o estranei che siano, non fa differenza alcuna quando si oltrepassa un certo limite.

Mi rigiro di nuovo il mio Anello…

È uguale al suo, li ha presi lei una sera che eravamo insieme, dopo averli scelti di comune accordo. Mi disse: “faranno da sostituti mentre non saranno pronti quelli che devono fare apposta per noi”.

Me lo rigiro e non lo considero affatto un “sostituto”, mi sta bene così, mi sta bene questo Anello e quello che sta racchiudendo per me. Anche se è al mio dito da poco tempo ha già vissuto tante cose di me, e di conseguenza anche tante cose di Marzia. Non smetterò di portarlo neanche quando al suo posto potrò indossare la Vera nuziale.

Cambierà soltanto l’anulare sinistro per quello destro.

Ritorno alla mia Notte.

Il Volo di Tuono Dormiente

Posted in Annotazioni on Giugno 6, 2009 by Raul

Ore 22.05

Su… su…

Più in alto, dove anche le nuvole sono bandite, dove l’orizzonte diventa curvo e il celeste chiaro sfuma piano nell’indaco più cupo.

Un altro confine… il Confine del Cielo, dove la temperatura ghiaccia le piume ed i raggi del Sole, al tempo stesso, le bruciano.

Gelo, calore… termodinamica allo stato puro, tutti gli stati, tutte le condizioni e nessuna.

Il Confine.

Salgo raramente quassù, ci vengo quando il Vasaio mi chiama. Ma lo fa molto raramente. Questa volta ci sono venuto da solo, nessuna Chiamata a cui rispondere, ci sono venuto per un mio impulso.

Neanche Gufo Triste arriva quassù, neanche i fratelli Falchi, il Confine del Cielo è il territorio di Tuono Dormiente… e del fratello Condor, il divoratore di cadaveri.

L’impulso è cancellare tutto, cancellare il Mondo, cancellare i Mondi. Restare solo, nel Confine.

A quest’altezza non ho bisogno di volare, posso rilassare i muscoli ed appoggiare le ali sul vento, irrigidirmi nel gelo dell’aria rarefatta, smettere di gridare e chiudere il becco trattenendo i tuoni.

Posso dormire qui, a occhi aperti e artigli chiusi, lasciarmi sospeso fino a quando i crampi non faranno contrarre i muscoli delle ali lasciandomi precipitare al suolo.

Non succederà, non resto mai a lungo nel Confine del Cielo, il Vasaio potrebbe accorgersi della mia presenza e non essendo stato chiamato non so come potrebbe reagire.

Non importa…

…sono presuntuoso.

La mia presunzione è come un cartellino attaccato ad una maglia nuova. La maglia non ne ha coscienza, ne ha soltanto colui che decide di attaccarvi il cartellino.

Non sento l’impulso di gridare, io, l’Uccello Tonante che tanto intimorisce il popolo rosso. Non elargisco tuoni adesso.

Voglio solo restare sospeso, lontano, cancellare i Mondi e prendermi lo Spazio, tutto, per me soltanto.

Per farci cosa?

Per tenerlo vuoto di tutto, tranne che dei colori.

Per tenerlo vuoto di tutto, tranne che dei pensieri.

I miei e quelli del Vasaio.

Ore 22.55

Non grido, il mio nome è Tuono Dormiente, un nome venuto dal Nulla, diretto verso il Nulla. Non emetto fulmini neanche per colpire i pensieri che vorrei disintegrare.

Li lascio cadere, non hanno ali… sono pensieri pesanti e neri. Li lascio cadere uno a uno, l’unico modo per liberarmene senza ferirLa è salire quassù, in perfetta solitudine, e poi lasciarli cadere in un bombardamento silenzioso. Senza bersagli, senza coscienza, assolutamente indifferente ai danni che potrebbero causare a coloro che ne fossero colpiti, senza sapere come, da dove siano piovuti e perché.

La mia presunzione…

Gli esseri umani sono piccoli, specie quelli che per venire quassù, al Confine del Cielo, hanno bisogno di ali di metallo.

La mia gioia…

Gli esseri umani sono grandi, specie quelli che aprono le mani invece di stringerle, specie quelli che restano in silenzio invece di parlare.

Un brivido, uno scatto delle ali, un pensiero fugace ed una reazione istintiva…

Salgo più su, non c’è quasi più ossigeno qui… l’indaco cupo ormai è quasi nero e le stelle brillano vivide nonostante il sole all’orizzonte.

È il mio tempo, è il mio spazio, sono solo dimensioni e sono le mie.

La tentazione di lasciare questo Mondo è forte, adesso, in questo mio tempo. Perché non c’è nulla di cui io abbia realmente bisogno.

Men che meno di questa mia carne.

Mi libero dei pensieri pesanti e neri, e più me ne libero più posso ascendere. Non ho mai pensieri pesanti e neri, ne conosco le origini, le sorgenti, le ho chiuse tutte ormai.

Tranne una.

Potrei ascendere, ora, domani…

…o l’inverno prossimo, il mio inverno prossimo, il mio tempo.

Potrei continuare a volare, in eterno.

Non grido…

Il mio nome è Tuono Dormiente, e sono l’emblema della Solitudine nella Solitudine.

Ore 00.45

Non c’è niente che chiami, realmente. Ora lo so, è solo il mio impulso.

La mia voglia di ascendere e liberarmi da ogni cosa, non sento catene di alcun tipo e proprio per questo trovo naturale il mio impulso a dirigermi Oltre.

In perfetta solitudine.

Un impulso che in questo momento sento forte, che spinge sempre più in alto le mie ali ghiacciate, irrigidite e stanche.

Uno sguardo verso l’alto, verso l’Oltre.

Uno sguardo dentro me stesso, verso due iridi celesti sulle quali ho amato camminare.

Uno scarto del corpo, calmo e naturale, la testa si curva di lato, verso il basso, chiudo gli occhi per un momento di intima sofferenza.

Scendo in una lenta picchiata, sospeso…

sospeso… piano… sempre più piano…

sospeso sul vento…

sospeso tra Cielo e Terra.

Tocco di nuovo terra, piano.

La tocco per due iridi celesti sulle quali amo camminare.



Ed Ella

pianse tutte le Lacrime del Mondo

e

tutte le Lacrime del Mondo

Piansero Lei

e

Tutti Coloro che Piangevano

Piangevano

per

Lei…


Iridi d’acqua

dovevano restare,

affinchè il Suo Amato, in esse

Placide,

potesse planare….


Nessuna di esse

si sarebbe sollevata

anche di poco per offendere una delle  piume secolari.

Nessuna onda insolente

si sarebbe mai

spinta oltre al pelo dell’acque che per Natura

dolce

sarebbe dovuta restare…


Solida l’Iride

Di Acciaio e nervi tesi,

Solido lo Sguardo

di Lama e muscoli protesi.


l’acqua  di rimando

riflettendo il Cielo

Allo Spazio al

Nessun Confine

mai

Delimitato

Territorio candido

Territorio Desolato

sul quale

il suo Amato

aveva Volato

e,

a Modo Suo

.Danzato.



AGAPE

+Aziel la Silente+