Il Volo di Tuono Dormiente

Ore 22.05

Su… su…

Più in alto, dove anche le nuvole sono bandite, dove l’orizzonte diventa curvo e il celeste chiaro sfuma piano nell’indaco più cupo.

Un altro confine… il Confine del Cielo, dove la temperatura ghiaccia le piume ed i raggi del Sole, al tempo stesso, le bruciano.

Gelo, calore… termodinamica allo stato puro, tutti gli stati, tutte le condizioni e nessuna.

Il Confine.

Salgo raramente quassù, ci vengo quando il Vasaio mi chiama. Ma lo fa molto raramente. Questa volta ci sono venuto da solo, nessuna Chiamata a cui rispondere, ci sono venuto per un mio impulso.

Neanche Gufo Triste arriva quassù, neanche i fratelli Falchi, il Confine del Cielo è il territorio di Tuono Dormiente… e del fratello Condor, il divoratore di cadaveri.

L’impulso è cancellare tutto, cancellare il Mondo, cancellare i Mondi. Restare solo, nel Confine.

A quest’altezza non ho bisogno di volare, posso rilassare i muscoli ed appoggiare le ali sul vento, irrigidirmi nel gelo dell’aria rarefatta, smettere di gridare e chiudere il becco trattenendo i tuoni.

Posso dormire qui, a occhi aperti e artigli chiusi, lasciarmi sospeso fino a quando i crampi non faranno contrarre i muscoli delle ali lasciandomi precipitare al suolo.

Non succederà, non resto mai a lungo nel Confine del Cielo, il Vasaio potrebbe accorgersi della mia presenza e non essendo stato chiamato non so come potrebbe reagire.

Non importa…

…sono presuntuoso.

La mia presunzione è come un cartellino attaccato ad una maglia nuova. La maglia non ne ha coscienza, ne ha soltanto colui che decide di attaccarvi il cartellino.

Non sento l’impulso di gridare, io, l’Uccello Tonante che tanto intimorisce il popolo rosso. Non elargisco tuoni adesso.

Voglio solo restare sospeso, lontano, cancellare i Mondi e prendermi lo Spazio, tutto, per me soltanto.

Per farci cosa?

Per tenerlo vuoto di tutto, tranne che dei colori.

Per tenerlo vuoto di tutto, tranne che dei pensieri.

I miei e quelli del Vasaio.

Ore 22.55

Non grido, il mio nome è Tuono Dormiente, un nome venuto dal Nulla, diretto verso il Nulla. Non emetto fulmini neanche per colpire i pensieri che vorrei disintegrare.

Li lascio cadere, non hanno ali… sono pensieri pesanti e neri. Li lascio cadere uno a uno, l’unico modo per liberarmene senza ferirLa è salire quassù, in perfetta solitudine, e poi lasciarli cadere in un bombardamento silenzioso. Senza bersagli, senza coscienza, assolutamente indifferente ai danni che potrebbero causare a coloro che ne fossero colpiti, senza sapere come, da dove siano piovuti e perché.

La mia presunzione…

Gli esseri umani sono piccoli, specie quelli che per venire quassù, al Confine del Cielo, hanno bisogno di ali di metallo.

La mia gioia…

Gli esseri umani sono grandi, specie quelli che aprono le mani invece di stringerle, specie quelli che restano in silenzio invece di parlare.

Un brivido, uno scatto delle ali, un pensiero fugace ed una reazione istintiva…

Salgo più su, non c’è quasi più ossigeno qui… l’indaco cupo ormai è quasi nero e le stelle brillano vivide nonostante il sole all’orizzonte.

È il mio tempo, è il mio spazio, sono solo dimensioni e sono le mie.

La tentazione di lasciare questo Mondo è forte, adesso, in questo mio tempo. Perché non c’è nulla di cui io abbia realmente bisogno.

Men che meno di questa mia carne.

Mi libero dei pensieri pesanti e neri, e più me ne libero più posso ascendere. Non ho mai pensieri pesanti e neri, ne conosco le origini, le sorgenti, le ho chiuse tutte ormai.

Tranne una.

Potrei ascendere, ora, domani…

…o l’inverno prossimo, il mio inverno prossimo, il mio tempo.

Potrei continuare a volare, in eterno.

Non grido…

Il mio nome è Tuono Dormiente, e sono l’emblema della Solitudine nella Solitudine.

Ore 00.45

Non c’è niente che chiami, realmente. Ora lo so, è solo il mio impulso.

La mia voglia di ascendere e liberarmi da ogni cosa, non sento catene di alcun tipo e proprio per questo trovo naturale il mio impulso a dirigermi Oltre.

In perfetta solitudine.

Un impulso che in questo momento sento forte, che spinge sempre più in alto le mie ali ghiacciate, irrigidite e stanche.

Uno sguardo verso l’alto, verso l’Oltre.

Uno sguardo dentro me stesso, verso due iridi celesti sulle quali ho amato camminare.

Uno scarto del corpo, calmo e naturale, la testa si curva di lato, verso il basso, chiudo gli occhi per un momento di intima sofferenza.

Scendo in una lenta picchiata, sospeso…

sospeso… piano… sempre più piano…

sospeso sul vento…

sospeso tra Cielo e Terra.

Tocco di nuovo terra, piano.

La tocco per due iridi celesti sulle quali amo camminare.



Ed Ella

pianse tutte le Lacrime del Mondo

e

tutte le Lacrime del Mondo

Piansero Lei

e

Tutti Coloro che Piangevano

Piangevano

per

Lei…


Iridi d’acqua

dovevano restare,

affinchè il Suo Amato, in esse

Placide,

potesse planare….


Nessuna di esse

si sarebbe sollevata

anche di poco per offendere una delle  piume secolari.

Nessuna onda insolente

si sarebbe mai

spinta oltre al pelo dell’acque che per Natura

dolce

sarebbe dovuta restare…


Solida l’Iride

Di Acciaio e nervi tesi,

Solido lo Sguardo

di Lama e muscoli protesi.


l’acqua  di rimando

riflettendo il Cielo

Allo Spazio al

Nessun Confine

mai

Delimitato

Territorio candido

Territorio Desolato

sul quale

il suo Amato

aveva Volato

e,

a Modo Suo

.Danzato.



AGAPE

+Aziel la Silente+

Una Risposta a “Il Volo di Tuono Dormiente”

  1. nandagrr Dice:

    ne ha soltanto colui che decide di attaccarvi il cartellino :-D :-D :-D

    … mai dire mai.

    Un sorriso :-)

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