25 Giugno 2009

Cerchio alla testa, pioggia, fulmini e tuoni.

Rumori fastidiosi di fondo, mi spazientisco facilmente e per molto poco. Fuggo nella mia solitudine in questi momenti, per quanto possa vivere questa nuova solitudine.

Sotto la pelle, il Lupo, non lascio la terra stanotte, anzi, cerco il cupo folto dei boschi collinari ai quali sono aggrappato in questa mia nuova vita.

Lei mi insegue sempre, ma stanotte si tiene a debita distanza, anche perché non può fare altrimenti. Diversamente questa sarebbe una notte d’amore muto, fatto solo di mani, di labbra e di corpi scagliati l’uno contro l’altro.

Diversamente è solo una notte di buia solitudine, sotto la pioggia, insieme alla voce del tuono.

Il mio sonno non è cambiato, dalla vecchia vita all’inizio della nuova. Soltanto, adesso l’attenzione delle mie veglie è diretta su di Lei, mentre respira profondamente e attraversa le ore della notte fino al mattino. I rumori notturni nella sua stanza, a tratti, mi fanno sussultare, eccitano ancor di più i miei sensi attenti e prolungano le mie apnee.

Lei si sposta tra le mie braccia mentre cerca nuove posizioni, io ne assecondo piano i movimenti sciogliendo il mio abbraccio quanto basta per non svegliarla, attendo che si assesti e poi la cingo di nuovo. Non è qualcosa che mi aiuta a dormire, ma mi aiuta a riposare.

Il mio sonno non è cambiato, passo ancora le mie notti sveglio, tranne rare eccezioni in cui sprofondo in un sonno senza sogni e senza coscienza alcuna, come morto. L’unico sonno vero di cui godo è quello che arriva dopo aver asciugato, fino all’ultima goccia, il sudore del suo corpo. L’unica vera cura alla mia insonnia è l’odore del suo piacere che rimane sulla mia pelle.

La pioggia è cessata, l’eco dei tuoni si fa debole e lontano. Alla fine se non resta la pazienza allora null’altro può sopravvivere.

L’amaro cibo della Pazienza è la Solitudine, è amaro per ricordare che, se mangiato in dosi errate, allora diventa veleno mortale.

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