Stanotte tocca a me ululare, da solo, in silenzio…
…attraverso le mie dita, che stringono una sigaretta ed un bicchiere di vino.
Ululo quando nessuno mi sente, quando nessuno mi vede, che il farlo qui renda nulla la mia affermazione poco importa, non importa quanti e quali occhi possano mai vedermi qui.
Stanotte tocca a me, ma cosa posso mai dire? Le labbra sempre serrate, l’unico suono che mi accompagna è quello delle note che scelgo per allontanare un certo tipo di silenzio, le note del minore dei mali. Il minore dei mali…
La Galassia non c’è, questa notte, si è voltata dall’altra parte ed ha lasciato, con una certa gravità, il suo posto all’Uomo.
Non ci sono Stelle, non ci sono Angeli, non ci sono Ali…
Non ci sono Sogni, non ci sono Desideri…
E’ uno spreco?
Va bene, allora sto sprecando il mio tempo, io che non ho Tempo e non ne concedo mai, spreco il mio con munificenza e grande soddisfazione di chi può e vuole ergersi per rimproverarmelo.
Gli ululati sono lugubri, quando non fanno paura fanno un’estrema tristezza, sotto molti aspetti non sono tanto diversi dai morsi, hanno una sola differenza da questi ultimi.
Gli ululati sono morsi diretti verso se stessi. E sono quelli che si danno senza risparmiare forze.
E questo dolore al costato che non mi abbandona. Questa lancia infilata da mani cosi ferme e decise. Queste mani che sanno dare tanto dolore quanto sono capaci di portarne via.
Quelle mani… le uniche che ci siano mai riuscite.
Stanotte tocca a me, e non chiedo a nessuno di ululare in mia compagnia. Fa troppo male e io sono troppo egoista per condividere il dolore con qualcosa che non sia una pagina scritta, delle sigarette e del vino.
Stanotte c’è l’Uomo, e non importa se non è un bello spettacolo, tanto chi viene a guardare cerca solo la Galassia, e se non la trova non ci mette molto ad andare a cercarne altrove.
Stanotte c’è l’Uomo, con le sue grida silenti…
…e forse non resterà a lungo.
Valeria…
…era un po’ che non ci sentivamo, abbiamo ripreso qualche settimana fa, sporadicamente, ero ancora nella mia “oasi” quando abbiamo ricominciato a scambiare qualche parola.
Lei ha il suo viaggio, io il mio, una cosa ci accomuna: ha lo spirito di un lupo, come me, solo che è più giovane.
Stanotte è apparsa e mi ha chiesto se mi andava di ululare un po’ in compagnia… sai com’è, la voglia che ti prende di mollare tutto e di uscire e perderti nel cuore della notte, correre fino a cadere stremato e poi urlare al cielo con tutto il fiato che hai in corpo.
Il momento era ideale Valeria, anzi, perfetto… e te lo dice uno che non crede nella perfezione. Poi sei scappata, ed a mio avviso ho ottenuto il mio scopo.
Che non era quello di farti scappare via da me stasera. Solo quello di farti ululare sul serio, in fondo me lo hai chiesto tu stessa:
…
Eh si, la verità è che sono un fottutissimo figlio di puttana, questa sera non è tempo per essere gentili, men che meno con me stesso. Sembra che io abbia una particolare dote nel prendere a morsi e ferire… beh, che cazzo vi aspettavate da un Lupo, che vi leccasse le mani manco fosse uno stupido barboncino?
Quante persone sono venute da me e mi hanno usato come una sorta di maestro? Mi si arriccia il naso solo a pensarci… A quanti ho dovuto fare da guru e non certo per mia scelta personale? Ho scelto di restare dopo averli conosciuti, è vero, ma qualcuno si è mai dato la pena di sapere il perchè, o cosa cercavo io?
Va bene, non rimpiango niente lo sai, men che meno quello che gli altri vogliono pensare, a dispetto che al loro prossimo piaccia o meno. Né adesso sto a fare la sfilza dei nomi di tutti quelli che sono passati sotto i miei denti e me lo hanno rinfacciato e fatto pagare in mille modi, salvo però uscirne diversi… più forti, meno stronzi…
Migliori.
Anche stasera, con Valeria, un piccolo esempio per ricordarmi che certe cose di me non cambiano, che sono sempre il figlio di puttana che sono.
Prima le punzecchiature, e le mie sono sempre particolari perchè ormai sono diventato un virtuoso, posso eseguire la mia sinfonia anche al buio, non manco mai di toccare le corde giuste. Dopo le punzecchiature un paio di morsi di assaggio, forti ma niente di che, in fondo Valeria mi conosce da anni ormai, anche se non era più abituata a “prendermi”.
Lo scatto feroce è arrivato quando ho iniziato a scriverle i versi di una canzone di Vasco Rossi, quella che inserirò alla fine di questa pagina.
Non so quali corde ho toccato con quei versi, in fondo non erano neanche rivolti a lei in particolare.
Valgono più per me.
Non importa quali corde abbia toccato, alla fine è come ho detto prima, sono diventato un vero virtuoso e la mia capacità di scuotere gli abissi più profondi dell’animo di chi mi sta di fronte diventa sempre più forte ed efficace ogni giorno che passa.
Alla fine è questo, con buona pace di chi pensa che io cerchi sempre lo scontro, possono andare al diavolo. Lo sai Valeria… non c’è niente di meglio di un morso dato bene, da chi non morde mai gratuitamente, per ritrovare la Via.
Il resto tocca a chi viene morso, la capacità di affrontare il dolore senza costruirvi sopra delle illusioni non è da tutti, anzi dall’esperienza personale che ne ho avuto e continuo ad averne, sono pochissime le persone che la posseggono realmente questa capacità.
Ci vuole troppo coraggio, ci vogliono coglioni troppo muffiti e duri per disfarsi delle illusioni e della necessità di sentirsi “grandi” o “unici”.
Quando non addirittura migliori degli altri.
Ma questo non è il tuo caso. Ulula al cielo della notte dal tuo balcone giovane lupa, ulula Valeria…
Siamo soli, perchè la Via non è una comoda autostrada, ma è larga quanto un capello.
Siamo soli, ma se apri i tuoi occhi verso l’interno scoprirai che non lo siamo mai.
Sono tornato…
In silenzio, in sordina, di botto e di getto così come scrivo questa breve nota dal Confine.
Troppe cose ho lasciato in sospeso ultimamente, troppe pagine sono rimaste scritte a metà, salvate nei miei documenti, mai finite, mai pubblicate.
Troppe ferite mi sono lasciato dentro durante la mia assenza, troppa felicità ho toccato con mano tanto incredula da arrivare al punto di infrangerla.
Sono tornato, in silenzio, un silenzio dai riflessi umidi ed opalescenti di scivolanti e perlacei frammenti di me stesso.
Ora rompo il mio silenzio, qui… al Confine, non più come volontario e solitario Viandante, ma quale sopravvissuto contro la mia stessa volontà.
Sono tornato e ricomincio a gridare.
Io, Raul il Lupo.
Io, Raul Tuono-Dormiente.
Spirito del Cielo. Ricorda!
Spirito della Terra. Ricorda!