Archivio per Settembre, 2009
Mitakuye Oyasin
Posted in Annotazioni on Settembre 17, 2009 by RaulPorta alla mente e alle azioni ciò che è noto nel tuo cuore.
Porta alle labbra ciò che ti canta dentro.
Porta alle mani ciò che ti tocca dentro.
Porta ai piedi ciò che si muove dentro.
Porta ai tuoi occhi la visione che hai dentro.
Lascia che la vita del mondo interiore diventi manifesta.
Mitakuye Oyasin.
Grazie Alessandra “Voce del Vento”… grazie di cuore.
8 Settembre 2009
Posted in Annotazioni on Settembre 8, 2009 by RaulSi, ti accontento Fernanda, come non potrei farlo?
La citazione sul Leviatano non era in senso biblico, solo fortemente metaforico. Hai già letto abbastanza al riguardo su quella pagina di cui hai inserito il link nel tuo commento, e lo so benissimo che quello che cerchi di capire della mia citazione non è tanto il termine in sé, quello che vuoi scoprire è cosa sia per me un leviatano e perché dico di essere tale.
Sai… esistono silenzi che si comprendono subito, e poi esistono silenzi che si comprendono tardi, il tuo silenzio di stasera l’ho compreso tardi, dopo aver letto il tuo commento che, molto saggiamente, mi hai segnalato solo poco prima di andartene a dormire.
Era un po’ di tempo che non mi leggevi, in fondo mi hai sotto gli occhi così spesso ormai… forse non eri preparata del tutto a quello che hai letto, almeno non eri preparata all’effetto che ti avrebbe fatto.
Ora sembro presuntuoso, prima per il significato postumo che ho dato al tuo silenzio di stasera, poi perché dico che ciò che hai letto ti ha fatto un effetto alquanto “pesante”.
Continuo ad esserlo e prima di accontentare la tua richiesta mi prendo il tempo per dirti cosa me lo fa pensare.
Potevi parlare, discuterne con me tranquillamente, eppure non lo hai fatto. Hai preferito dare ascolto alle parole che ho scritto invece di sentire quelle che avrei potuto dire a voce. E non lo hai fatto solo perché ultimamente ti sei accorta di quanto io sia “dissociato” ormai, quando ascolto e quando parlo. Lo hai fatto per indurmi a scrivere ancora, si, solo per questo.
Per questo ho il dovere di accontentarti.
Questa sera non me la sentivo, sono più lunghi i miei momenti di apnea ormai.
Ho usato il termine leviatano per quello che è, un riferimento ad una creatura enorme degli abissi. Abisso è sinonimo di grandi profondità, a questo punto potresti facilmente tirare le somme e capire l’associazione caratteriale.
Quello che invece non puoi dedurre dalle pagine enciclopediche è il senso del leviatano.
Al di là delle interpretazioni dotte ne rimane solo il senso che ognuno di noi vuole dargli.
Il senso che do io al leviatano è quello di una creatura che regala agli uomini lo stupore della propria morte, e con essa una nuova consapevolezza.
Essendo una creatura degli abissi il leviatano trascorre la sua vita in uno stato di presenza latente, laddove gli uomini affollano la superficie il leviatano non compare mai.
Nuota solitario nei recessi più profondi dove nessuno osa spingersi, rimanendo muto alle orecchie, invisibile agli occhi.
Ma rimane presente nei sogni perché proprio da esso scaturiscono.
È cosi che gli uomini, pur restando sulla superficie, hanno la capacità di intuirne la vita nascosta nelle profondità, la sua invisibile presenza alimenta sia loro sogni che i loro terrori e così facendo li mantiene saldamente legati ai loro dubbi esistenziali permettendogli di non perdere coscienza della loro reale dimensione e posizione nel creato.
E poi, come per tutti i mostri, anche per il leviatano il momento in cui esso finalmente affiora alla superficie e si rende manifesto agli uomini, è il momento della sua morte, perché i mostri appaiono soltanto per morire.
Morendo lascia le sue spoglie ai loro occhi stupiti e reverenti, stupiti perché attraverso quelle spoglie vedranno confermate tutte le loro percezioni, reverenti perché anche i tutti i loro dubbi saranno riconfermati nel tacito patto di quella nuova consapevolezza acquisita.
Ora non è ancora il momento Fernanda, ho fatto questo salto in superficie interrompendo la mia apnea per rispondere ad una tua richiesta, non tanto quella palese che hai scritto nel commento ma quella che vi hai lasciato tra le righe, sotto la superficie dove sono cosi bravo a nuotare.
Dobbiamo sempre scegliere, di continuo, e la cosa più atroce dello scegliere è che dobbiamo sempre sacrificare, far morire qualcosa, affinché altro possa vivere.
Siamo tutti salvatori, siamo tutti assassini.
Siamo tutti salvati, siamo tutti uccisi.
7 Settembre 2009
Posted in Annotazioni on Settembre 6, 2009 by RaulHo lasciato il mio corpo seduto su una sedia stanotte, mentre sono ritornato finalmente qui, a trovare un po’ di sollievo e di tranquillità.
Povero Corpo… lo vedo in silenzio ed in penombra, intento a scrivere davanti alla luce del monitor. Se ne sta spesso in silenzio e quando parla non si lamenta quasi mai di quello che lo affligge. Quasi mai…
Mi giro dall’altra parte, questa notte non mi importa del Corpo, delle lotte che da giorni sta facendo contro il sonno, perché ormai rabbrividisce anche alla sola idea di dormire. Questa notte mi importa di questo po’ di pace per me, lo Spirito. Io e il Corpo abitiamo lo stesso indirizzo, ci vestiamo degli stessi abiti e mangiamo dello stesso cibo ma anche così siamo tanto diversi.
Non c’è rumore stanotte, non ci sono le voci che chiamano dicendo di dare una direzione ai passi, una motivazione ai gesti, non ci sono quelle che dicono cosa fare, quelle che offrono consigli e soluzioni, non c’è più niente finalmente, solo un po’ di sano silenzio.
A volte i migliori intenti sono vissuti come assalti spietati e senza quartiere…
Ascolto, ascolto tutto, come stasera mia cara Alessandra. Ascolto e sono contento di ascoltare, ma non sono capace di resistere, non sono capace di restituire nulla di buono, di ogni parola, di ogni abbraccio, di ogni sorriso dato.
È come trovarsi al fronte, in trincea, dopo giorni e giorni di martellamento continuo dell’artiglieria, tutto quello che vuoi è scappare via, o che una granata si decida finalmente a centrarti in pieno e farla finita, per avere finalmente un po’ di tregua. È la vita, mi diresti adesso, ed io ti risponderei: si, è la vita, lo so benissimo che lo è non sono mica un coglione, ma questo non cambia lo stato in cui verso ultimamente.
La verità Alessandra è che io ti ringrazio, e non sai quanto, per le parole che hai per me.
Ma la verità è anche che adesso me ne sto in silenzio, da solo, e nel farlo mi rendo conto che è l’unica cosa che riesce a darmi pace.
Come dice Fernanda forse dovrei uscire un po’, di sicuro dovrei riprendere in mano la reflex e ricominciare a fare foto.
Ma prima devo riprendere a scrivere, me ne è passato l’istinto più che la voglia, e questa è una tragedia personale di cui nessuno può rendersi realmente conto dell’estrema gravità.
Scrittura e fotografia, togli l’istinto di queste due cose al mio Spirito ed al mio Corpo ed è come se li avessi privati dell’istinto a continuare a vivere.
Perché è successo? …Mah… …che importanza ha realmente?
Forse sono i sogni che non accennano a smettere. La ragione per cui il mio corpo sta rifiutando il sonno naturale e sta devastandosi con sistematica e inesorabile costanza.
A proposito, grazie Angela dei tuoi ripetuti inviti a farmi controllare da un medico, si aggiungono a quelli, più sporadici, di Fernanda; ma anche per questo vale lo stesso delle altre cose. L’ultima cosa a cui sto dietro adesso è l’ennesima persona che deve venirmi a dire quello che “devo fare”.
Non voglio fare assolutamente niente.
Voglio solo trovare pace, un po’ di pace come questi attimi, venuti dal nulla, al nulla appesi.
Silenzio, solitudine…
…come dice De André nella canzone Anime Salve: “…che bella compagnia…”
Ora basta, avevo detto che mi sarei girato dall’altra parte stanotte. Ora lo faccio davvero.
Il Confine è un luogo di eterni prodigi, di eterna meraviglia. La meraviglia più grande è che ad occhi comuni non c’è assolutamente nulla al Confine, niente meraviglie e nessun prodigio. C’è un Silenzio tale da far sanguinare i timpani ma in compenso, invece dell’aria, finalmente si respira il Senso.
Ha il sapore della cenere.
Ha il sapore della mancanza, dell’assenza.
Ha il sapore di tabacco misto ad alcol.
…
Sono tranquillo, vivo attimi di pace in questo momento, a qualcuno che leggerà queste parole potrà venire l’impulso di dire: ti stai lasciando andare alla deriva, non hai nessuna direzione.
Allora chiedo spontaneamente: siete così sicuri di averla voi una direzione? Una che non sia diversa da quella cui tutti, naturalmente, che lo vogliamo o no o che facciamo o meno tentativi di seguirla, giungiamo comunque presto o tardi?
Sono sereno proprio perché so di non avere direzione alcuna, almeno adesso. Giusto o sbagliato? Bello o brutto? Sono solo prospettive, non cambiano l’essenza, solo la forma cambia sempre, costantemente, incessantemente.
Lascio scorrere le parole e basta, questa notte sono come acqua senza letto né direzione, come me.
Evoluzione, miglioramento, perfezione, libertà…
Sorrido per quanto possa essere stolta la parte mediocre dell’umanità… che è poi la parte più grande.
“…che solitudine, che bella compagnia…”
Non farci caso Alessandra… dai pure la colpa all’alcol se ti va, io ti do ragione anche, e sorrido con te e anche di me. Quando voglio so essere davvero più buio del ventre di una balena, è il mio modo feroce e crudele per divertirmi alle espressioni che si dipingono sui volti altrui, è il mio modo per dire tutto senza essere costretto a dire assolutamente nulla, magari… se porti il tao teh ching con te e ci hai sbattuto il muso sopra per almeno vent’anni allora… riesci a rendermi anche davvero felice, perché allora la mia crudeltà si dissolve nell’illusione che è sempre stata, ma questo vale solo per un certo tipo di taoisti purtroppo.
Tutti gli altri devono accontentarsi delle mie parole, e decidere se darvi fiducia o meno. Il libero arbitrio non ce l’hanno, non ce l’ha nessuno, però hanno l’autonomia e l’indipendenza per poter scegliere, la qual cosa è estremamente diversa anche se in superficie può sembrare simile.
Ma io non vivo in superficie…
…sono un Leviatano.
