Lo studio era piccolo, invaso dalle macchine per lo sviluppo e la stampa. Una piccola scrivania in un angolo con su il computer perennemente acceso e il monitor che rimandava la schermata del Photoshop.
Giocherellavo con un rullino vuoto, seduto su uno sgabello addossato alla parete, Giovanni era appoggiato alla macchina per la stampa, gli occhi fissi sulla pellicola che faceva scorrere sotto la lente man mano che inseriva i parametri per l’esposizione alle lampade colorate. Dietro le spesse lenti da vista i suoi occhi erano vivi, parlava con me senza distogliere lo sguardo dalla pellicola, chiacchieravamo così per interi pomeriggi a volte, tra battute, dialoghi filosofici alternati a storielle licenziose e nozioni di fotografia.
Avevamo appena finito di ridere su un vecchio aneddoto della sua vita, la macchina emise un secco scatto e poi la rapida successione delle luci che attraversavano la pellicola impressionando la carta. Gli occhi di Giovanni si spostarono su un punto imprecisato ai miei piedi, le iridi ruotarono e assunsero un colore più profondo, la pupilla si allargò leggermente, come un teleobiettivo che zooma per mettere a fuoco un soggetto molto lontano. Mi chiesi quanto lontano nel tempo stavano mettendo a fuoco gli occhi di Giovanni in quel momento.
“Eravamo il solito gruppo di amici, tutti giovani… – disse ad un certo punto, i suoi occhi erano ora concentrati su quel momento del passato, si muovevano rapidamente mentre seguivano la scena che si ripeteva nella sua memoria – …eravamo andati al mare, ci trovavamo su una scogliera e stavamo tutti là, felici e ridendo come stupidi… – improvvisamente mi guardò in volto, i suoi occhi impiegarono qualche istante prima di ritornare al presente e mettere a fuoco me, io avevo smesso di sorridere e lo guardavo in silenzio – …non puoi mai saperlo Raul, è solo un istante…”
Inspirai a fondo cercando di farlo nella maniera più silenziosa possibile, poi distolsi gli occhi dai suoi e guardai il pavimento, prima che Giovanni continuasse a parlare, qualcosa nel tono della sua voce mi aveva fatto calare addosso una profonda tristezza.
“…Non puoi mai saperlo, o neanche immaginarlo. Fu un istante… un momento eravamo tutti insieme là, a ridere… anche lui… – sollevai lo sguardo lentamente e lo riportai negli occhi di Giovanni, ora il suo volto grave ostentava tutti i suoi anni – …il momento dopo rimanemmo tutti senza fiato, non ci fu neanche il tempo di capire se era uno scherzo della vista o la realtà, lui si era voltato all’improvviso, senza dire nulla, e si era messo a correre verso la scogliera. Un istante prima rideva con noi, l’istante dopo si era lanciato nel vuoto. Non puoi mai saperlo, non puoi mai sapere cosa succede dentro una persona Raul… basta un istante.”
