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Il lento risveglio del Dragone. – Lettera n. 10

Posted in Lettere alla mia Compagna on Maggio 6, 2009 by Raul

 

Si… è lento, molto lento, perché un Dragone è molto più grande di un Orso, e per svegliarsi ci impiega molto.

 

Avrebbe potuto non svegliarsi mai… sai? Avrei potuto non averne mai coscienza…

 

Avrei potuto continuare a scrivere queste lettere all’infinito, fino a cadere sfinito, o morto, su questa tastiera.

 

Sai Amore…? Imparo… forse lentamente oppure no, io credo di no. Questa notte sono me stesso, mi svesto della mia presunzione, ben sapendo che non lo è, che non è mai stata tale, e che Tu, che finalmente mi hai ritrovato, sai benissimo anche Tu che non lo è.

 

Ma ci sono momenti in cui anche io cado, e tra me e le mie cadute non c’è nient’altro a fare da cuscino se non le mie parole.

 

Ne lascio uscire tante, troppe…

 

Sai Amore… quando si cade non si vede più nulla, non importa quanto sia potente la Vista, tutto ciò che si vede è la macchia roteante a cui si riduce l’intero mondo che ci circonda. Ma Tu lo sai… anche questo.

 

 

Si, lo so, “la gente è strana… – come dice Mia Martini – …prima la verità e poi mentirà lui, senza serietà”.

Si, lo so bene, “la gente è matta, troppo insoddisfatta, segue il mondo ciecamente…”

 

Quando succede diventa intollerabile, un dolore che arde da non riuscire a cavalcarlo, che brucia perfino le lacrime.

 

E io cado, anche io cado… con tutta la pesantezza della mia mole le mie cadute sono sempre dolorose, specie quando batto di testa e mi rincoglionisco per minuti interi.

 

E stanotte sono caduto ancora, senza esserne pienamente consapevole, il mio istinto mi ha fatto vomitare una cascata di parole, di racconti senza senso, con la mia mente cercavo quello che non avrei dovuto mentre il mio istinto non faceva altro che preparare il letto che avrebbe attutito un po’ del dolore di quella caduta.

 

Ho sempre promesso a me stesso, prendendo il Cielo come Testimone, che tra i miei doveri verso la mia Compagna ci sarebbe stato quello di mettermi tra Lei e le Sue cadute, qualsiasi fosse il prezzo richiestomi per farlo… in tutto il silenzio che ha accompagnato la mia ricerca sembra che stessi perdendo di vista la cosa più importante. Almeno sembra che stessi credendo di perderla di vista…

 

…sai Amore, per quanto si possa dire, la mia salvezza è rimanere sempre un Vista-Lunga.

 

E imparo, e anche in fretta, e Tu celi il Tuo sorriso nel Tuo silenzio austero lasciandomi con la Vista confusa e vagante, lo fai per mettermi alla prova o forse lo fai soltanto perché sai che non ho bisogno di prove, ma soltanto di rialzarmi da solo il più in fretta possibile.

 

Quando cado Tu non devi metterti tra me e le mie cadute, quando cado Ti tocca di peggio, Ti costringo al dolore di venire e sovrastarmi, di chiamarmi ‘presuntuoso’ e pungere dolorosamente il mio orgoglio ed il mio spirito fino a quando le mie labbra si chiudono e trovano finalmente pace. Imparo in fretta…

Poi rincari la dose e mi dici che non ascolterò le verità che hai per me, e cosi facendo rendi inerte la mia mente provata e le restituisci pace. Imparo in fretta…

 

Lasci che il mio silenzio perduri fino a placare la Tua fame, poi… io torno a guardarti e Tu condividi con me, ad un livello profondo ed invisibile, mentre con le parole lo neghi testando dolorosamente il mio cuore e la mia sincerità.

 

È un lento risveglio, ma è solo lento, mai fermo.

 

Io mi rialzo e resto in silenzio, ritorno me stesso, ritorno ad essere un Punto Fermo.

 

Quando succede, quando dimentico il rumore, il baccano… quando resto da solo con quello che mi offri, non importa se sorrisi o rimproveri, se parole o silenzio, gioia o dolore.

Quando resto da solo, conservandoti in silenzio, dimentico di tutto il resto.

Quando sono finalmente tornato ad essere un Punto Fermo e luminoso… Tu mi guardi di nuovo. Io non vedo il Tuo sorriso, ma ascolto le Tue parole, le parole che mi scendono dentro come sassi e mi fanno alzare lo sguardo diritto davanti a me…

 

- Raul

- avevi ragione

- stare con te

- non mi avrebbe privato del mio Me

 

 

 

 

- Raul?

 

- dimmi

 

- Dio…

- che sorriso mi dai…

- ogni volta che lo scrivi…

- nulla…

- magari serve un abbraccio

 

 

 

 

- dimmi che per sempre sarai

- sincero

- e che…

- davvero…

 

 

Sai mio Dolce Amore… io non lo dimentico, non dimentico mai quello che sono, ci ho messo troppi anni, troppe lacrime, per imparare a comprenderlo, e non avrei bisogno di farti promesse in tal senso perché tu stessa hai visto a quanto ho rinunciato per proteggere la mia Sincerità ed Onestà. Ma Tu posi gli occhi su di me, ascolti le mie parole, e poi mi osservi e mi vedi anche cadere a volte ed in quei momenti tremi, tremi almeno quanto tremo io quando succede il contrario e sono io a vederti in procinto di cadere, e riconosco subito che quando tremi lo fai perché sai che, quando si cade, anche un Vista-Lunga come me corre il rischio di restare cieco più tempo del dovuto ed allora sei Tu che raccogli la forza e riprendi i tuoi Denti e me li mostri, e quando lo fai sei capace di farmi rialzare nell’istante immediato che segue la caduta.

 

Sai Amore… è proprio questo quello che rivela al mio Cuore che non c’è ombra di dubbio sulla Tua identità. Non hai mai abusato nell’essere Te stessa con me, se non per salvarmi da me stesso.

 

Accetto la Tua richiesta per la seconda volta stanotte, concedo ancora la mia promessa perché nell’ascoltarti è come se mi stessi mostrando me stesso, ed il lato più oscuro del mio Cuore, e comprendo. Ed allora comprendo fino in fondo.

 

Non smetterò mai di essere sincero, mai, te lo prometto ora per la seconda volta, lasciando questa lettera qui, come testimonianza perenne per tutti gli anni a venire.

 

Sorrido… credo che nello scriverti stanotte, dopo che mi hai lasciato qui per andare a riposare, qualcosa ti sia arrivato…

 

…diversamente non avresti sentito il bisogno di legare questa notte alle parole che hai scritto nel piccolo sms che mi hai appena inviato.

 

Un lieto istante di distrazione prima di chiudere questa lettera. Ma devo ancora scrivere una cosa, forse la più importante di tutte.

 

La sto ancora ascoltando, specialmente adesso che Ti scrivo, la canzone di Mia Martini che ho citato e che mi hai mandato prima di darmi la buonanotte…

 

 

- questa è la Mia

- canzone

- la Mia parola tra le tue

- ma è Mia.

- Stasera.

 

 

Si… è Tua, stasera, e io imparo in fretta e si…

 

Ho ragione…

 

Stare con me non significa che cambierai ciò che sei, e se stai con me è soprattutto per restare Te stessa, e lo stai scoprendo poco alla volta. Quello che poco alla volta accetto io della mia Onestà e Sincerità invece è proprio questo.

 

Questa notte è questa notte.

 

Sai Amore… mi sono ricordato subito cosa significa essere un Punto Fermo, come sta urlando Mia Martini adesso nelle mie orecchie… No… come stai urlando Tu adesso, nelle mie orecchie… “un punto sei… che non ruota mai intorno a me… un Sole, che splende per me soltanto… come un diamante in mezzo al cuore”

 

Sai Amore, non è difficile per me dimenticare la solitudine di una stella, una stella immobile che arde per offrire calore e vita ai pianeti che cattura nella propria orbita.

 

Ma io non sono una stella, non sono un Sole. Non catturo niente io, sono soltanto un piccolo uomo e lo sai. La mia è la solitudine di un uomo che non arderà mai per offrire calore e vita ad una prigioniera che ruoti intorno a lui. La mia è la solitudine di un piccolo uomo che arde delle Tue parole, stasera, fin troppo consapevole che forse domani non torneranno più, ed è proprio questo a permettere ad un piccolo uomo come me di ardere con tanta più forza di una stella.

 

Dolce notte mia Amata Tigre… anche se lentamente, il tuo Dragone si sta svegliando.

 

 

Grazie Tigrotta…

 

 

Buio smarrimento. – Lettera n. 9

Posted in Lettere alla mia Compagna on Maggio 1, 2009 by Raul

Lamento – Lettera n. 6

Posted in Lettere alla mia Compagna on Febbraio 4, 2009 by Raul

I miei silenzi sono sempre pesanti.

 

Ovviamente lo sono per me, non credo sai che a qualcuno freghi più di tanto dei miei silenzi, ma questo ha poca importanza e non ha mai rappresentato un problema serio per me.

 

Sono rimasto in silenzio tutto questo tempo perché non ha senso scriverti se non per qualcosa di realmente fruttifero, qualcosa che possa darti la capacità di vedere un po’ più a fondo dentro di me.

Stasera ce l’ho qualcosa da dire, qualcosa di importante nonostante in questo stesso momento mi stia anche chiedendo il perché di tutto questo, perché ho tutta quest’ansia di mostrare quando poi so perfettamente che, tra l’osservare e lo scoprire di avere le chiavi per schiudere la comprensione di ciò che si osserva, esiste un varco, un crepaccio buio e senza fondo che rappresenta l’ultimo confine che si deve attraversare per concretizzare la scelta di potermi stare accanto.

 

O di volermi, stare accanto.

 

 

Dall’altra parte di quel crepaccio io sto seduto e conto tutte le schiene che si voltano e cambiano direzione. Hanno il numero inciso nelle carni ed io ne tengo il conto senza dolore, quello che mi molesta invece è quando si fermano sul bordo e iniziano a voler parlare, da una parte all’altra…

 

Il periodo non è dei migliori, perdona la mia ironia acida e caustica però, in fondo è un buon compromesso che ti offro in cambio dell’opportunità di leggermi dopo tanto silenzio; e siccome sei ancora lontana e senza nome non te la prendere se questa volta invece di mostrarti qualcosa di bello, ti faccio vedere un po’ della mia sana miseria umana. Magari anzi, così facendo, ti dai una svegliata anche tu e provi anche a guardarti dentro per vedere dove hai messo tutta la tua contabilità nera. Non si sa mai, a furia di nasconderla una finisce col credere che non l’ha mai avuta e corre il rischio di svegliarsi una mattina ed iniziare a pretendere di spacciarsi per santa.

 

Ci vuole un salto da leone per superare quel crepaccio, io lo so bene. Fare un salto da leone non è cosa facile, o si tirano fuori le palle oppure si nasce leoni. Per non tacere della Volontà, di fare quel salto.

Ma c’è qualcosa di importante che ti sei persa per strada, qualcosa senza la quale, a quel salto, è meglio non pensarci neanche per sbaglio, ed e questa:

 

Io so che le donne in amore, a differenza degli uomini, giocano sempre sul sicuro. Lo dico per esperienza personale perché di donne ne ho avute un numero a tre cifre e quindi, arroganza o no, so di parlare con piena coscienza di causa. So ormai che il nome di ogni donna è Pandora.

Ricordi il mito di Pandora? La donna a cui Zeus affidò la custodia del vaso contenente tutti i mali del Mondo, con l’esplicito divieto di aprirlo?

Se te la ricordi allora ricordi anche com’è andata a finire la storia, Pandora, da brava donna curiosa e estremamente ribelle in maniera di divieti, appena Zeus allentò la guardia, aprì il vaso e tutti i demoni che vi erano contenuti sciamarono nel mondo.

Poi il mito si conclude dicendo che quando tutti i demoni furono lontani, Pandora si sporse per vedere se era rimasto qualcosa sul fondo del vaso, e vide che l’unico demone rimasto era quello della Speranza.

 

Adesso, mito di Pandora a parte, si sa che nel simbolismo di quasi tutte le culture del pianeta il vaso rappresenta il cuore. Allora ricorda attentamente le parole che sto per dirti.

Prima di cercare di aprire il vaso del mio cuore, prima di soddisfare la tua curiosità e conoscere uno per uno tutti i sentimenti che esso può contenere per te, hai il sacrosanto dovere di aprire prima il tuo, e di prendere piena coscienza tu per prima di quali sono i reali sentimenti e demoni che puoi o vuoi offrirmi.

 

Non diventare l’ennesima Pandora che viene al solo scopo di soddisfare la propria curiosità, salvo poi mostrare la schiena con il numero che porta inciso nelle carni.

 

I miei silenzi sono sempre pesanti, è vero, ma li preferisco alle mie parole che in certi momenti hanno sempre il suono di rocce rotolanti.

I’m falling apart all around you – Lettera n. 5

Posted in Lettere alla mia Compagna on Febbraio 4, 2009 by Raul

 

Parole di matto! – Lettera n. 4

Posted in Lettere alla mia Compagna on Novembre 4, 2008 by Raul

…e forse sto chiudendo il cuore. – Lettera n. 3

Posted in Lettere alla mia Compagna con i tag , , , on Ottobre 11, 2008 by Raul

Che notte stanca è questa, stanca di inseguire tutte quelle che l’hanno preceduta. Le precedenti sono state quasi tutte mute, poche le eccezioni come hai potuto constatare con i tuoi stessi occhi… questa notte invece parla.

Questo silenzio ho voglia di spaccarlo questa notte, credo sia passato abbastanza tempo ormai da non correre il rischio di essere letto da occhi inutili, e sottolineo il termine inutili. Sono passati mesi ormai da quando ho chiuso le porte a sguardi poco più che indiscreti, a parole sconcertanti, stuporose e stupefacenti. Ho smesso anche di attenderti, mi riservo solo la facoltà ultima di dirigerti le mie parole ogni volta che ne sento il bisogno, preferisco te in fondo e se questo mi rende colpevole allora va bene.
La molestia in questo momento è che, nella mia furia centripeta scatenata dal bisogno di collassarmi il mondo dentro, non sento più spesso molta musica e da quando ho formattato il mio computer non ho provveduto a ripristinare una buona audioteca; adesso sono costretto a saltare da youtube al mio lettore mp3 alternando una colata di suoni elettronici, ritmi remixati che sembrano le scie dei fari di un’auto lanciata ad alta velocità su una autostrada le cui curve si agitano come spire di un serpente ubriaco, alla diafana voce di Priscilla Ahn.

I suoni elettronici hanno la meglio sul mio stato d’animo questa notte, mi ricordano i momenti passati a scattare le foto del servizio Dancing Lights, la voglia di penetrare la notte di luoghi umanamente rischiosi, arcani della memoria che sto continuando ad inseguire nel mio nuovo servizio in preparazione. Mi rendo conto di stare passando ad una fase notturna anche in fotografia, cerco forse un mondo capovolto, un luogo dove il non senso della realtà quotidiana venga spazzato via dal non senso dell’Arcano manifesto… i vicoli del Casamale di notte, le mura Aragonesi, la fatiscenza di vecchie finestre mute incastonate in spesse pareti di roccia, i teschi con le tibie incrociate sulla facciata della Collegiata, simbolo manifesto di una confraternita criptica e dissimulata dalla calda cortesia meridionale.

Si, decisamente sto lasciando che il movimento centrifugo che accompagna quello centripeto lasci schizzare ogni senso residuo delle cose, voglio solo prospettive e punti di fuga, voglio solo pesare e misurare la luce, renderla sofferente, che tremi di freddo nel suo spettro metallico o arda delle frequenze che scendono a spegnere il rosso nel nero, fino a scavare ancora in più in fondo.
Quando la luce si piega allora strane forme di vita diventano percepibili, dagli angoli in ombra iniziano a prendere forma… cose che non servirebbe descrivere.

Ho preso una pausa di sano materialismo negli ultimi giorni, mi sono dedicato a lavorare sulle foto di un servizio fatto ad agosto, anzi diciamo che mi sono imposto di farlo. Da troppo tempo non inserivo nuove foto, da troppo tempo queste aspettavano di essere inserite. Non sono molte, sono un terribile censore per quel che mi riguarda e dei cento scatti e più del servizio solo poco più di una ventina sono stati inseriti nella galleria Vesuvio e Granatello.

Le foto del Vesuvio le ho scattate dal palazzo in cui abito, nella fattispecie devo ringraziare la gentile solerzia della signora del terzo piano che una mattina presto, appena visto il cielo azzurro sgombro da nubi ed una pallida luna mattutina a picco sul cratere, mi ha chiamato per chiedermi se mi sarebbe piaciuto fare delle foto dal suo balcone.

Granatello… in realtà questo nome è inesatto, un tentativo di rendere in italiano un nome napoletano la cui origine è tutt’oggi incerta: ‘o Ranatiello. Trattasi del porticciolo storico della cittadina di Portici… una specie di cartolina d’altri tempi popolata da presenze fin troppo contemporanee, come fantasmi al rovescio in una sorta di assurdo paradosso.
Osservando le foto del Granatello mentre ci lavoravo su, scatti eseguiti al tramonto e preludio forse della mia attuale fase notturna nella mia ricerca fotografica, mi sono sorpreso a considerare come l’elemento acqua, in molti miei scatti anche delle precedenti gallerie (Seagulls ad esempio), non sembra affatto tale. A volte assume l’aspetto di mercurio, altre invece di fuoco liquido… è forse il mio bisogno di snaturare una certà realtà che mi circonda, che percepisco e che tento di smascherare?

Non lo so… continuo a osservare ed a fissare battiti di palpebre con l’aiuto della reflex… senza sapere se sto aprendo o chiudendo le porte che di fatto attraverso.

Come al solito, come nelle altre lettere che ti ho scritto, non lascio spazio ai commenti disabilitando appositamente la funzione. Sono in fase di ristrutturazione totale e lentissima del mio operato, già alcuni cambiamenti hanno iniziato a prendere corpo nei miei blog ed altri seguiranno in futuro… almeno fino a quando ci sarò. Intanto uno dei più appariscenti è la rara frequenza delle mie annotazioni adesso, specie di quelle che lascio aperte ai commenti, tanto chi davvero sente l’esigenza di comunicarmi qualcosa ha tante strade per arrivare fino a me senza problemi, basta solo un minimo di impegno e una mente sveglia in fondo, per il resto solo e sempre la solita follia indecente e anche alquanto cafona ormai. Lo stile è un concetto poco funzionale in quest’era di mutazioni genetiche e generiche, qualcosa a cui si può abbarbicare in maniera distratta soltanto la mia generazione e quelle precedenti nonostante la piena padronanza acquisita sul multitasking.

E la buonanotte è dura come roccia lavica.

…ma chiudo lo stesso gli occhi… – Lettera n. 2

Posted in Lettere alla mia Compagna on Agosto 25, 2008 by Raul

Ci sono periodi in cui continuano a funzionare solo gli occhi.

A volte succede, ci si ferma sgomentati da se stessi, dalle proprie reazioni oppure dai pensieri che sorgono spontanei alla mente… anche da quelli che sbiadiscono fino a scivolare negli strati più profondi dell’essere, come se non esistessero più.
I giorni sono passati e continuano a passare, come sempre. Ho scelto di usare solo gli occhi.

Osservare e vedere come faccio io, come mi è toccato in sorte quando la natura ha ripartito i geni caratteristici del tipo di Vista che mi ritrovo, alla lunga diventa a dir poco terrificante. L’intera mia Persona ha iniziato una forte reazione di intolleranza, forse complice la mia anomala età, dopo avere trapassato strati su strati di realtà mi sono reso conto che reagisco ogni volta peggio ad un certo tipo di menzogna, o per dirla in maniera spiccia: un certo tipo di prese per il culo.

La sfida per te, questa notte, è cercare di capire quello che sto dicendo senza l’aiuto di una cronaca di quello che mi è passato per la testa, degli eventi trascorsi e delle cose che ho deciso di fare, così infrango una delle mie promesse, scrivere un articolo che spiegasse il mio prolungato silenzio e la radicale chiusura dei rapporti con tutti i miei contatti.

Quasi tutti, come dice la bimba.

Sono un vascello che non ha e non vuole porti da toccare adesso e questa è la scelta ragionevolmente accettabile che ho preso, dirigere il timone di una nave fantasma usando i miei occhi, quelli verdi e quello di vetro della mia reflex. Ma adesso, anche se non riesco a dormire, chiudo gli occhi senza alcun timore perchè quando la volontà che generi e che ti circonda ti tiene assolutamente lontano da ogni possibilità di poter sfiorare un qualsiasi tipo di terraferma o di ostacolo, a quel punto scopri di aver trasceso e superato qualsiasi atto di fede; quello che acquisisci va ben oltre ogni tipo di emozione elementare si possa provare a descrivere.

Per le sfide, così come per ogni vero passo sulla Via, bisogna sempre osare. Per osare bisogna sempre essere pronti a cadere, e bisogna cadere a tutti i costi quando la lente degli occhi non trova più alcuna luce da rifrangere. L’unico modo per ricordarsi della particolare Luce a cui tende ogni particella del nostro essere, è restarne privi.

Rilassati e allontana il dolore, allontana tensioni e timori ed anche tutti i vaghi spettri delle condizioni possibili, le possibilità hanno un’esistenza effimera e inconsistente. Alla fine tutto quello che realmente si vive e si gusta è sempre un piccolo e semplice battito, e quando arrivi a comprendere la reale natura della vita, la reale natura di quello che vivi, scopri che sono solo tanti piccoli battiti che si susseguono instancabili uno dietro l’altro.
Rilassati e ricorda, quando osservi una moneta sei sempre tu a scegliere quale delle due facce guardare.

Non ho mai avuto intenzioni crudeli, sei l’unica persona verso la quale non potrei mai averne, neanche volendo. Ho detto prima che questa lettera è una sfida per te, ma l’ho fatto perchè mentre la scrivevo mi sforzavo di leggerla con i tuoi occhi.
Non so da quanto tempo non scrivevo più ormai, sono passati mesi. Se ho chiuso gli occhi senza dormire stanotte l’ho fatto per scrivere. Tra tutte le cose che avevo in mente di scrivere ho scelto l’unica che non c’era.
L’unica che non aveva bisogno di esistere come idea o pensiero perchè era un’esigenza viscerale.

Navigo alla deriva, lentamente, sotto un cielo nero. Ho lasciato che le stelle si spegnessero una ad una senza fare nulla per impedirlo; poi ho spento quelle rimaste, le più persistenti, fino a restare nell’oscurità dove mi trovo adesso, ma per quanto buio ci sia resta l’unica stella che non si è spenta, l’unica che desidero veder brillare finchè esisterà la mia coscienza.

Non riesco ancora a dormire… – Lettera n. 1

Posted in Lettere alla mia Compagna on Aprile 3, 2008 by Raul

Il primo aprile è già passato e quindi questo non è affatto uno scherzo, è l’una e trentasei e anche se stasera sarei potuto andare a letto prima, semplicemente non l’ho fatto.

Non so da quante settimane mi frullava in testa quest’idea, troppe considerato quanto ci ho pensato fino ad ora. Non importa se passerò per folle, non posso permettermi di sprecare altro tempo e non posso permettermi il lusso di aspettare prima di dare voce a certe cose, a prescindere da qualsiasi possa essere lo status che avvolge la mia vita.

Ancora non ti conosco, non so ancora nulla di te di quello che davvero dovrei e vorrei conoscere, so solo che sei smarrita da qualche parte là fuori e che un giorno finalmente potrò guardarti dritta negli occhi. Lo dico ben cosciente che potrebbe anche non accadere mai, e adesso sai perchè sto scrivendo qui e perchè ho dedicato una parte di questo blog solo ed esclusivamente a te. Non penso mai a questa cosa, non penso mai alla probabilità reale che tutto finisca ancora prima di cominciare, non penso mai alla mia vita da solo, neanche quando la vivo; non penso mai agli ostacoli e al fatto che tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine. No non penso mai a tutto questo, neanche quando ci sto pensando, ricordatelo sempre questo.

La prima cosa che devi conoscere di me è la mia mente, la mia capacità di vivere e pensare in modo paradossale. Non ti stupire mai delle mie parole, presta invece attenzione ai miei atti e fallo con molta cura perchè sono troppo abituato a tacere, specie il dolore e la sofferenza. Non lasciarti mai ingannare dalle mie parole scritte, sono il luogo in cui lo Spirito del Paradosso si manifesta più fortemente. Non esitare mai ad affrontare con me qualsiasi tipo di problema, non avere mai paura di osare, riuscirò a comprendere ed accettare l’imbarazzo che ti potrebbe frenare davanti agli altri, non riuscirò mai a digerire quello che potresti provare solo davanti a me, qualsiasi ottima motivazione tu possa addurre.

Sai…?  Da ragazzino sono stato talmente vile che ormai non sopporto più le persone vili, a cominciare da me stesso se mi sorprendo ad essere ancora codardo. E’ una mia limitazione con la quale ti troverai spesso a fare i conti.

Mi dispiace se a volte le mie parole ti suoneranno arroganti, specie quelle di queste lettere. Lo sto facendo perchè, a dispetto di quello che ho detto sulla precarietà del nostro futuro, credo che il fatto che tu adesso non ci sia non sia assolutamente una buona ragione per cui debba astenermi dal darti tutto quello che ho per te, soltanto per te, a maggior ragione perchè arrivo al punto di metterlo qui dove tutti possono vederlo. Queste lettere ti serviranno per conoscermi un pò più a fondo, ti serviranno per capire che sei libera di sentirti sola quanto vuoi, ma che la tua solitudine la condividi con me in pieno.

Non tutto il dolore arriva senza un motivo, come per tutte le altre cose ed eventi che ci accadono. Non si vive sempre e solo di gioia e anche nella più grande felicità saprò sempre trovarti tracce di profonda tristezza, e stai pur certa che lo farò. Voglio farti si vivere in un sogno, ma un sogno reale e tangibile, e poi il minimo che pretendo dalla donna a cui scelgo di donare tutto me stesso è che abbia il coraggio di tenere sempre gli occhi bene aperti su tutto.

Non riuscivo a trovare un modo per iniziare, alla fine l’ho trovato come vedi. Se è davvero importante, se davvero sei davanti a qualcosa che senti indissolubilmente legato alla tua vita e al tuo spirito, allora dovrai trovare la forza e percorrere la strada del coraggio, se nonostante tutto non ci dovessi riuscire allora non cercare in posti assurdi la risposta del perchè accade. La risposta è come sempre davanti a te, ti circonda e ti grida dentro: “Scappa, solo cosi potrai sfuggire il rischio di un dolore che non vale la pena vivere”.

Buonanotte…

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