Archivio per la Categoria Tao

2. Pensiero del mattino

Posted in Le mie riflessioni sul Tao con i tag , on Aprile 2, 2009 by Raul

 

1. Si chiama più comunemente Via, e la Via è la casa dello spazio e del tempo, oltre che del visibile e dell’invisibile

1. Pensiero della notte

Posted in Le mie riflessioni sul Tao con i tag , on Marzo 31, 2009 by Raul

1.

Il Tao insegna che esiste una regione dove Bianco e Nero convivono in pace e nel pieno rispetto l’uno dell’altro. Lo stesso Tao ci ricorda che la Via per giungere a questa regione cambia continuamente posizione.

Losing Self (ovvero non-essere e non-fare)

Posted in Tao on Febbraio 23, 2009 by Raul

Il Taoismo è una via interna. Nelle discipline marziali, derivate dalle varie correnti di pensiero orientali, la differenza tra la via esterna e la via interna è facilmente intuibile nel principio di azione che la pratica marziale ha sul corpo. La via esterna ha il fine di fortificare il corpo partendo dai tessuti esterni appunto, pelle e muscoli fino ad arrivare alle ossa; la via interna dei taoisti, al contrario, segue il percorso opposto partendo dalle ossa per arrivare alla pelle.

Ben più arduo diventa comprendere come una via filosofica che segue un percorso che parte dal mondo esteriore per arrivare all’io (nel caso di una via esterna) o l’esatto inverso, partire dall’io per raggiungere il mondo esterno (la via interna), possa essere spiegata in modo facilmente comprensibile.

La prima tappa, la più importante in un percorso di ricerca del sé e di tensione verso un equilibrio armonico consiste nell’individuare un punto di partenza ed una serie di strumenti da utilizzare per questo fantastico quanto faticoso viaggio. Il punto di partenza nel Taoismo non è affatto la Via come si potrebbe essere tentati di pensare, ma il proprio Ego, lo strumento fondamentale da usare, invece, è una pratica nota come Wu Wei, ovvero il non agire.

Ego, sembra una parola scontata tanto nella sua definizione quanto nella sua comprensione, non c’è nulla di più falso, specie alla luce di una filosofia profondamente ambigua e paradossale come il taoismo. In occidente la cultura dell’ego è diffusissima, l’inseguimento della soddisfazione del sé è visto e interpretato come fonte di equilibrio personale, di stabilità materiale, emotiva e di carattere, e di conseguenza come strumento per raggiungere l’affermazione personale; quasi tutte le filosofie occidentali pongono l’uomo al centro dell’universo in quanto per ognuno di noi l’intero creato esiste nella misura in cui i nostri sensi possono percepirlo. Ciò è naturale, ed è assimilabile ad un pratica esterna del vivere perchè anche se, apparentemente, tutto parte da un centro interno, quello del nostro ego, in realtà è l’esatto contrario in quanto tutto ciò che applichiamo al nostro ego in materia di comportamento o di trasformazione lo facciamo perché subordinati agli stimoli esterni che riceviamo e che ci forniscono una forma del mondo che influenza il nostro modo di essere e di pensare. Ciò equivale a dire che la maggior parte delle nostre azioni sono dettate da stimoli, vincoli o imposizioni esterne al nostro essere. In Oriente si segue una opposta corrente di pensiero, l’ego è il più grande degli ostacoli che l’uomo si trova a dover affrontare per raggiungere un vero equilibrio e padronanza di sé e la prima fase da affrontare nella pratica di una filosofia quale è il taoismo, che si scelga di farlo in ambito marziale o esistenziale, consiste nell’affrontare il proprio ego e decostruirlo fino a perderne il concetto che noi occidentali, all’opposto, tentiamo strenuamente di raggiungere. L’unico modo per essere parte del tutto sta nella capacità di pronunciare il pronome Io senza accompagnarlo al verbo Sono.

Un esempio molto grossolano ma non per questo meno profondo è una semplice analisi che ognuno di noi può fare mettendo a confronto le società occidentali ed orientali sotto un punto di vista puramente politico e sociale, in linea di massima ovviamente. L’occidente è l’emisfero delle democrazie e delle liberalità, un tipo di strutture che si basa sulle capacità individuali e che sprona alla competizione per il raggiungimento delle mete personali; nell’emisfero orientale invece hanno attecchito molto più facilmente quasi tutti i tipi noti di strutture comuniste e socialiste, sistemi basati sull’organizzazione collettiva, sul livellamento delle coscienze, al fine di conseguire gli stessi risultati fusi però in una meta comune.

La politica non è oggetto di discussione qui se non per portare un esempio pratico e alla portata di tutti. Non ha importanza individuare un sistema che sia migliore o peggiore di un altro, non è neanche consono alla filosofia taoista per cui riprendo il discorso dal punto in cui si era interrotto.

Lo strumento fondamentale che il taoismo usa per farci comprendere meglio la nostra natura e la nostra posizione rispetto alla Via, e quindi la vera natura del nostro ego e la maniera di non subirla, è chiamato wu wei. In sostanza è la pratica del non agire. Essa è il primo vero paradosso con cui si scontra chiunque si avvicini al taoismo con un spirito che non sia quello del semplice osservatore, poichè il non agire procede dal non essere, cioè dalla decostruzione dell’ego.

Non agire: come interpretare queste due parole? La maggior parte delle persone, e degli studenti di filosofia delle civiltà occidentali specialmente, le interpreta in modo letterale ed errato e quindi ne risulta una visione del taoismo come se si trattasse di una sorta di filosofia dell’ignavia, non esiste nulla di più lontano dalla realtà, basta ricordare che il taoismo ha regalato al mondo intero la pratica delle arti marziali sviluppando il Tai Chi Chuan (pron. Dai Ji Quan), essenza ultima della lotta, la cui via esterna è il Kung-Fu (pron. Gong-Fu), ed il Chi-Kung (pron. Qi-Gong) pratica che fonde i concetti di medicina e con il controllo cosciente della propria energia vitale.

Non agire: vi chiedo di osservare la natura, uscite dalla città, raggiungete un luogo in aperta campagna che sia un bosco, un lago, qualsiasi punto dove possiate trovarvi soli davanti a ciò che io definisco creato. Sedete da qualche parte e osservate attentamente il panorama, in particolar modo alberi e montagne. La prima sensazione che vi assale è dovuta ad un paragone che fate in modo spontaneo: a differenza della città, nel posto in cui vi trovate tutto è calmo, quasi immobile. Ecco… avete la capacità di vedere con i vostri occhi cosa sia il non agire, niente altro che il normale modo delle cose di svolgersi. L’immobilità del creato è solo apparente cosi come lo è l’ignavia che si è tentati di vedere nel concetto del wu wei. 

11. Trenta raggi si uniscono in un mozzo: nel suo non-essere sta l’utilità del carro. Si cuoce l’argilla per fare un vaso: nel suo non-essere sta l’utilità del vaso. Si forano porte e finestre per fare una casa: nel suo non-essere sta l’utilità della casa. Perciò dall’essere viene il profitto, dal non-essere viene l’utilità.

43. La cosa più molle del mondo supera la cosa più dura del mondo, il non-essere penetra in ciò che è senza interstizi. Da questo io so che il non-fare ha un vantaggio. Insegnamento senza parole, vantaggio del non-fare, pochi al mondo ci arrivano.

48. Con lo studio ogni giorno si aumenta. Con la via ogni giorno si diminuisce. Si diminuisce sempre di più, finché si arriva al non-fare. Non facendo, non c’è nulla che non sia fatto. L’impero si conquista sempre senza darsi da fare. Quanto al darsi da fare, è insufficiente per conquistare l’impero.

Lao Tzu – Daodejing

Il nostro corpo è un microcosmo che deve essere in armonia col macrocosmo. Così i nostri gesti devono essere lenti come quelli del cosmo, dei pianeti e delle nuvole. Se il cosmo si muove troppo in fretta, i fiumi straripano, le montagne crollano, si producono disastri.

Tian Liyang – Maestro del monastero di Wudang Shan 

 

Il Senso del Creato

Posted in Tao on Febbraio 23, 2009 by Raul

Il senso delle cose è in perenne movimento.

L’universo, la vita, le nostre azioni, tutto scorre nel flusso continuo della Via, ed insieme a tutte le cose anche il loro Senso ultimo lo fa.

Tai Chi, la cui corretta pronuncia in cinese è Daiji, significa essenza ultima. La sua comprensione rende manifesto il senso che è racchiuso nelle cose; ma colui che tende verso il tai chi, colui che pratica il tai chi in qualsiasi campo voglia, col passare del tempo viene assorbito sempre di più dalla Via, dal suo flusso incessante, e scopre così che il senso ultimo delle cose ha meno importanza della consapevolezza bruta delle stesse e di tutte le azioni tese a raggiungerlo, poichè è proprio al culmine della sua manifestazione che esso sfugge oltre il limite della consapevolezza.

La Via, come tante altre cose, è ben al di là della portata della comprensione umana, ma rientra nei limiti della sua consapevolezza; chi può dire infatti, dopo aver conosciuto un albero, che senso abbia l’esistenza di innumerevoli specie differenti di alberi? Ma essere pienamente consapevoli dell’albero significa avere la capacità di estendere le proprie sensazioni, ed estendere le proprie sensazioni equivale ad aumentare la consapevolezza.

Aumentare la consapevolezza significa entrare coscientemente nella Via ed entrare in risonanza con il suo fluire.

Così Tai Chi è come un fiume; e quando ti trovi dentro un fiume non ti chiedi mai che senso abbia il suo fluire perchè in quel momento sei troppo impegnato a nuotare.

L’uomo nasce con l’ossessione di comprendere il senso della vita perchè questo è l’unico modo per raggiungere la piena consapevolezza della Via.


Origine.

Posted in Tao on Febbraio 23, 2009 by Raul

C’era qualcosa di caotico e perfetto prima che il cielo e la terra nascessero.

Silenziosa, vuota, sta da sola e non cambia. Gira intorno instancabile. Si può considerare la madre dell’universo.

Io non conosco il suo nome, ma la chiamo con l’appellativo “via”. Sforzandomi di classificarla, la chiamo “grande”.

“Grande” significa “oltrepassare”; “oltrepassare” significa “andare lontano”; “andare lontano” significa “tornare”.

Quindi: la via è grande, il cielo è grande, la terra è grande, anche l’uomo è grande. Nell’universo ci sono quattro cose grandi, e l’uomo è una di queste.

L’uomo ha per modello la terra; la terra ha per modello il cielo; il cielo ha per modello la via; la via ha per modello se stessa.

Lao Tzu - Tao Teh Ching