Lanciami una fune che; non sia corda o, catena…
Lascia un respiro, lascia un sorriso un pensiero magari…
Stai pensando a Me, con un’Anima Silente…
Lascia che ti senta e Ti Trovi,
Ovunque tu sia, Io Posso essere, se desideri..con te…
Lasciami entrare un poco, tra quelle tende bianche di lino che lasciano fluire il Vento della vita, la Tua affinchè si gonfino e si mostrino, per trovarti…
Lascia che possa sfiorare il tuo Dolore, voglio Condividerlo, non strappartelo di dosso…
Voglio accarezzarlo per Mostrarti che il Diavolo non è mai Brutto come Sembra…voglio ammansirlo e farlo gioire affinché tu capisca che Uomo sei…
Lanciami una fune….
Posted in Annotazioni on Luglio 22, 2009 by Marzia…IL Mio Amore…. è arrivato così…
Posted in Annotazioni on Luglio 22, 2009 by MarziaUn Attimo.
Un fulmine.
Non ho udito Suono
ma mi ha attraversato…Ho Tremato e ho cercato di scappare…
una Vibrazione un’onda d’urto che mi ha tolto il fiato…
Mi Ha Afferrato, con uno sguardo, e mi ha legata a sé…Zanne affilate…
A Nulla sono valse le mie suppliche e i miei Morsi, sulla sua pelle, dati per non perire…quando la Morte era l’unica soluzione alla Vita…
A Nulla le lacrime…
Mi Ha denudata
di cio’ che credevo
… Io, Avvolta in un manto di tenebra dolce, affinchè nessuno mi trovasse mai…Tenebra che mi aveva solo fatto sprofondare in un oblio oscuro e infinito…
Lui con Uno Sguardo,
mi ha falciato l’anima…
Sono caduta,
in ginocchio ma, non ho chiesto pieta’,
sono una Regina…
Nemmeno mentre mi Bruciava Viva
ho Distolto lo sguardo…da quegli occhi di Ghiaccio…
Mi Ha Arsa
come una Stella,
la piu’ Brillante…
Ora, Oggi…e domani e domani ancora…
Cammino Scalza…sul Mondo…
Sono Nuda e
pallida come la Luna…
Ho Graffi, Ciccatrici e
Lacrime…sul corpo e nelle Vene,
mi riconoscerai, da
Uno Sguardo…
Ti Attraversero’
per Condonnarti o
Amarti…
…Per L’Eternita’…
+Nameless+
E’ arrivata così…
Posted in Annotazioni on Luglio 9, 2009 by MarziaSta piovendo…ma Lei…
Era arrivata così, come al solito, come sempre accade in questi momenti…
Se solo fossi un po’ più forte, se solo fossi più debole…
Lasciarla andare…
smettere di trattenerla…
Per farlo bisogna essere più forti o deboli?
Entrambi, immagino…
…
lasciare il desiderio e la brama di possederla…
Avere la Forza di prenderne atto, e coscienza di doverla affrontare e pagare, in qualche modo…
…
Eppure c’era il sole, e il cielo era limpido oggi…
Gli alberi fremevano e cantavano sotto il tocco dolce e allegro del Mio vento…
Eppure tutto seguiva il suo moto perpetuo…con la parvenza che tutto andasse bene…
Perché la Pioggia poi d’improvviso a lavare questa felicità bambina?
Questa pioggia che mi accompagna la notte insonne e il giorno lento passo dopo passo…
Come un vecchia Saggia che lancia i suoi dadi e il numero che ottiene è sempre uguale…
Come una presunzione arcana quanto beffarda di rimescolare sempre un gioco che si rinnova e si perpetua sempre con un unico vincitore: se Stessa?…
…
Felicità, cerco di trattenerti mentre tu vuoi danzare come me, a piedi nudi,
sopra la terra sotto le stelle, al ritmo del tamburo che porto nel petto, al suono dei sorrisi e tocco del mio Compagno…
sulla melodia della mia nuova vita, sulle speranze che porto meco…
Felicità cosa devo fare?
Forza o umiltà?
Sono una Guerriera lo sai, lo sono sempre stata, è la Mia Natura…
Dimmi…
Di quante monete necessiti per risiedere un poco di più qui?
…
Hai ragione,
non saranno le monete che chiederai ma gli interessi che, per quanto accumulerò per Te, non saranno mai abbastanza per saldare il debito…
Mai, nonostante le versi con Sacrificio al tuo cospetto, ai tuoi piedi scalzi e Tu, lo sai perfettamente…
Soffri e lacrimi…lo sento che ti denudo nella verità di questo…
Pioggia di cristallo e opale sul mondo…
Sei come una bambina testarda…Come una Madre Dolce…come un’Anziana che insegna…
Lo so ti conosco oramai eppure…
Ancora ti trattengo e non so lasciarti andare…
Mentre ora cade la Pioggia…
e la Tristezza Oscura la Mia Verità…
Offro vino rosso, e sigaretta…
Accompagnami ora, verso il Silenzio…
+-Nameless-+
Se La Notte avesse occhi per lacrimare…
Posted in Annotazioni on Luglio 8, 2009 by MarziaSe La Notte avesse occhi per lacrimare…
Alzo il Viso al Vento
ne sento il Peso
ed ogni
minimo e terrificante
turbamento;
”Verra’ Un Giorno
perchè Ora è Notte…”
…Penso…
…e Sia…
Mi ammanterò di Notte
Avvolgendo ogni pensiero.
Non ascolterò
ogni lacrima
che
solchera’ il mio viso intristito
e volto al Nero.
Volero’ lontano,
usando un Arabo destriero
chiamato:
Vento,
impetuoso
quanto leggero.
Cavalchero’ oltre il Confine
Anima
e
la Tua Assenza
Rendendomi Luce Fredda
e
di Alleata Presenza
Sarà sola
e di una
Labile
e
affilata
Lama
di Verde Luccicante e Azzurro Essenza…
Non Lasciarmi,
Non Lasciarmi Sola Mai
o
Mi Darai la Morte;
senza
Comprenderlo
ne Capirlo
Mai
e …
La
Morte
…Arrivò…
Bussando alla porta
scalza
armata
solo di Occhi
lasciando la
cenere
porgendo
il
Nulla
+Addio+
+Nameless+
25 Giugno 2009
Posted in Annotazioni on Giugno 25, 2009 by RaulCerchio alla testa, pioggia, fulmini e tuoni.
Rumori fastidiosi di fondo, mi spazientisco facilmente e per molto poco. Fuggo nella mia solitudine in questi momenti, per quanto possa vivere questa nuova solitudine.
Sotto la pelle, il Lupo, non lascio la terra stanotte, anzi, cerco il cupo folto dei boschi collinari ai quali sono aggrappato in questa mia nuova vita.
Lei mi insegue sempre, ma stanotte si tiene a debita distanza, anche perché non può fare altrimenti. Diversamente questa sarebbe una notte d’amore muto, fatto solo di mani, di labbra e di corpi scagliati l’uno contro l’altro.
Diversamente è solo una notte di buia solitudine, sotto la pioggia, insieme alla voce del tuono.
Il mio sonno non è cambiato, dalla vecchia vita all’inizio della nuova. Soltanto, adesso l’attenzione delle mie veglie è diretta su di Lei, mentre respira profondamente e attraversa le ore della notte fino al mattino. I rumori notturni nella sua stanza, a tratti, mi fanno sussultare, eccitano ancor di più i miei sensi attenti e prolungano le mie apnee.
Lei si sposta tra le mie braccia mentre cerca nuove posizioni, io ne assecondo piano i movimenti sciogliendo il mio abbraccio quanto basta per non svegliarla, attendo che si assesti e poi la cingo di nuovo. Non è qualcosa che mi aiuta a dormire, ma mi aiuta a riposare.
Il mio sonno non è cambiato, passo ancora le mie notti sveglio, tranne rare eccezioni in cui sprofondo in un sonno senza sogni e senza coscienza alcuna, come morto. L’unico sonno vero di cui godo è quello che arriva dopo aver asciugato, fino all’ultima goccia, il sudore del suo corpo. L’unica vera cura alla mia insonnia è l’odore del suo piacere che rimane sulla mia pelle.
La pioggia è cessata, l’eco dei tuoni si fa debole e lontano. Alla fine se non resta la pazienza allora null’altro può sopravvivere.
L’amaro cibo della Pazienza è la Solitudine, è amaro per ricordare che, se mangiato in dosi errate, allora diventa veleno mortale.
16 Giugno 2009
Posted in Annotazioni on Giugno 16, 2009 by RaulOre 00.54
“Smettila di rigirartelo!!!”
Guardo il monitor senza vederlo quando mi arriva quell’esclamazione da Fernanda mentre sorride. È stato qualche ora fa, lei era persa nei suoi pensieri dalla sua parte del tavolo, io nei miei, dalla mia parte del tavolo, e come al solito, da quando lo porto, mi rigiravo il mio Anello all’anulare sinistro.
Come ho detto a Fernanda stasera non è un tic involontario, è un gesto che faccio coscientemente, è come sfregare la lampada di Aladino ma senza che appaia alcun genio, appare qualcosa di più potente.
Il mio Anello…
…me lo rigiro di nuovo mentre raccolgo un altro po’ di pensieri stanotte.
Sono “a bolla” come dice Fernanda, ma lo sono solo fisicamente, l’alcol mi annebbia soltanto il corpo, mai la mente, è sempre stato così per me. Non ne conosco il motivo né mi interessa, ecco perché un certo tipo di persone mi guarderanno sempre senza arrivare neanche lontanamente a comprendere la mia vera natura.
Sembra che a partire dall’aprile di quest’anno le date siano diventate importanti. Tutto quel che cambia in maniera radicale la mia vita, o è importante per essa, sta accadendo in maniera ciclica sempre in due date ben precise, se fossi superstizioso non le direi ma non lo sono, almeno non ho bisogno di esserlo, ho abbastanza “forza di protezione” per me e Marzia, ho abbastanza “energia d’urto” per far passare ogni paturnia a chiunque possa osare anche solo compiere un pensiero negativo o in qualche modo lesivo nei suoi riguardi.
A chiunque, amici, parenti o estranei che siano, non fa differenza alcuna quando si oltrepassa un certo limite.
Mi rigiro di nuovo il mio Anello…
È uguale al suo, li ha presi lei una sera che eravamo insieme, dopo averli scelti di comune accordo. Mi disse: “faranno da sostituti mentre non saranno pronti quelli che devono fare apposta per noi”.
Me lo rigiro e non lo considero affatto un “sostituto”, mi sta bene così, mi sta bene questo Anello e quello che sta racchiudendo per me. Anche se è al mio dito da poco tempo ha già vissuto tante cose di me, e di conseguenza anche tante cose di Marzia. Non smetterò di portarlo neanche quando al suo posto potrò indossare la Vera nuziale.
Cambierà soltanto l’anulare sinistro per quello destro.
Ritorno alla mia Notte.
Il Volo di Tuono Dormiente
Posted in Annotazioni on Giugno 6, 2009 by RaulOre 22.05
Su… su…
Più in alto, dove anche le nuvole sono bandite, dove l’orizzonte diventa curvo e il celeste chiaro sfuma piano nell’indaco più cupo.
Un altro confine… il Confine del Cielo, dove la temperatura ghiaccia le piume ed i raggi del Sole, al tempo stesso, le bruciano.
Gelo, calore… termodinamica allo stato puro, tutti gli stati, tutte le condizioni e nessuna.
Il Confine.
Salgo raramente quassù, ci vengo quando il Vasaio mi chiama. Ma lo fa molto raramente. Questa volta ci sono venuto da solo, nessuna Chiamata a cui rispondere, ci sono venuto per un mio impulso.
Neanche Gufo Triste arriva quassù, neanche i fratelli Falchi, il Confine del Cielo è il territorio di Tuono Dormiente… e del fratello Condor, il divoratore di cadaveri.
L’impulso è cancellare tutto, cancellare il Mondo, cancellare i Mondi. Restare solo, nel Confine.
A quest’altezza non ho bisogno di volare, posso rilassare i muscoli ed appoggiare le ali sul vento, irrigidirmi nel gelo dell’aria rarefatta, smettere di gridare e chiudere il becco trattenendo i tuoni.
Posso dormire qui, a occhi aperti e artigli chiusi, lasciarmi sospeso fino a quando i crampi non faranno contrarre i muscoli delle ali lasciandomi precipitare al suolo.
Non succederà, non resto mai a lungo nel Confine del Cielo, il Vasaio potrebbe accorgersi della mia presenza e non essendo stato chiamato non so come potrebbe reagire.
Non importa…
…sono presuntuoso.
La mia presunzione è come un cartellino attaccato ad una maglia nuova. La maglia non ne ha coscienza, ne ha soltanto colui che decide di attaccarvi il cartellino.
Non sento l’impulso di gridare, io, l’Uccello Tonante che tanto intimorisce il popolo rosso. Non elargisco tuoni adesso.
Voglio solo restare sospeso, lontano, cancellare i Mondi e prendermi lo Spazio, tutto, per me soltanto.
Per farci cosa?
Per tenerlo vuoto di tutto, tranne che dei colori.
Per tenerlo vuoto di tutto, tranne che dei pensieri.
I miei e quelli del Vasaio.
Ore 22.55
Non grido, il mio nome è Tuono Dormiente, un nome venuto dal Nulla, diretto verso il Nulla. Non emetto fulmini neanche per colpire i pensieri che vorrei disintegrare.
Li lascio cadere, non hanno ali… sono pensieri pesanti e neri. Li lascio cadere uno a uno, l’unico modo per liberarmene senza ferirLa è salire quassù, in perfetta solitudine, e poi lasciarli cadere in un bombardamento silenzioso. Senza bersagli, senza coscienza, assolutamente indifferente ai danni che potrebbero causare a coloro che ne fossero colpiti, senza sapere come, da dove siano piovuti e perché.
La mia presunzione…
Gli esseri umani sono piccoli, specie quelli che per venire quassù, al Confine del Cielo, hanno bisogno di ali di metallo.
La mia gioia…
Gli esseri umani sono grandi, specie quelli che aprono le mani invece di stringerle, specie quelli che restano in silenzio invece di parlare.
Un brivido, uno scatto delle ali, un pensiero fugace ed una reazione istintiva…
Salgo più su, non c’è quasi più ossigeno qui… l’indaco cupo ormai è quasi nero e le stelle brillano vivide nonostante il sole all’orizzonte.
È il mio tempo, è il mio spazio, sono solo dimensioni e sono le mie.
La tentazione di lasciare questo Mondo è forte, adesso, in questo mio tempo. Perché non c’è nulla di cui io abbia realmente bisogno.
Men che meno di questa mia carne.
Mi libero dei pensieri pesanti e neri, e più me ne libero più posso ascendere. Non ho mai pensieri pesanti e neri, ne conosco le origini, le sorgenti, le ho chiuse tutte ormai.
Tranne una.
Potrei ascendere, ora, domani…
…o l’inverno prossimo, il mio inverno prossimo, il mio tempo.
Potrei continuare a volare, in eterno.
Non grido…
Il mio nome è Tuono Dormiente, e sono l’emblema della Solitudine nella Solitudine.
Ore 00.45
Non c’è niente che chiami, realmente. Ora lo so, è solo il mio impulso.
La mia voglia di ascendere e liberarmi da ogni cosa, non sento catene di alcun tipo e proprio per questo trovo naturale il mio impulso a dirigermi Oltre.
In perfetta solitudine.
Un impulso che in questo momento sento forte, che spinge sempre più in alto le mie ali ghiacciate, irrigidite e stanche.
Uno sguardo verso l’alto, verso l’Oltre.
Uno sguardo dentro me stesso, verso due iridi celesti sulle quali ho amato camminare.
Uno scarto del corpo, calmo e naturale, la testa si curva di lato, verso il basso, chiudo gli occhi per un momento di intima sofferenza.
Scendo in una lenta picchiata, sospeso…
sospeso… piano… sempre più piano…
sospeso sul vento…
sospeso tra Cielo e Terra.
Tocco di nuovo terra, piano.
La tocco per due iridi celesti sulle quali amo camminare.
Ed Ella
pianse tutte le Lacrime del Mondo
e
tutte le Lacrime del Mondo
Piansero Lei
e
Tutti Coloro che Piangevano
Piangevano
per
Lei…
Iridi d’acqua
dovevano restare,
affinchè il Suo Amato, in esse
Placide,
potesse planare….
Nessuna di esse
si sarebbe sollevata
anche di poco per offendere una delle piume secolari.
Nessuna onda insolente
si sarebbe mai
spinta oltre al pelo dell’acque che per Natura
dolce
sarebbe dovuta restare…
Solida l’Iride
Di Acciaio e nervi tesi,
Solido lo Sguardo
di Lama e muscoli protesi.
l’acqua di rimando
riflettendo il Cielo
Allo Spazio al
Nessun Confine
mai
Delimitato
Territorio candido
Territorio Desolato
sul quale
il suo Amato
aveva Volato
e,
a Modo Suo
.Danzato.
AGAPE
+Aziel la Silente+
16 Maggio 2009 – 2.
Posted in Annotazioni on Maggio 21, 2009 by Raul
Altri momenti del nostro viaggio in cabrio… eravamo praticamente a casa quando ci siamo fermati in coda ad un range rover fermo in mezzo alla strada. Era l’orario d’uscita della scuola elementare.
Era grazioso il contrasto tra quel grosso scatolone nero e la nostra auto cosi bassa che sembrava di stare seduti per terra quasi. Il suo braccio mi è passato davanti agli occhi quando, dopo aver spento il motore e tirato il freno a mano, ha sganciato la cappottina dal parabrezza e l’ha tirata giù lasciando che il sole inondasse l’abitacolo.
Sorrideva, e guardava dritta davanti a sé… i bambini sciamavano intorno a noi, camminando per strada, e tutti si voltavano a guardarci. “Che bella macchina!” Ho perso il conto di quanti lo hanno esclamato mentre sorridevo in silenzio.
Cinque minuti dopo era nel parcheggio, quando è scesa dall’auto dopo aver richiuso la cappottina, non è riuscita più a nascondere il suo nervosismo, ed io l’ho seguita più volte avanti e indietro, una per ogni cosa che credeva di aver dimenticato.
Era la prima volta che la vedevo, fisicamente, dopo più di un mese passato a parlarci soltanto. Di quella prima volta, di quel piccolissimo viaggio sulla sua cabrio ricordo un momento particolare, un momento di cui forse lei non ha memoria o non si è resa conto, occupata com’era a guidare ed a tenere a freno i suoi pensieri e le sue emozioni.
Un momento in cui non sono riuscito a trattenere il Lupo e, mentre guidava, mi sono voltato verso di Lei ho chiuso gli occhi ed ho avvicinato il mio naso alla sua spalla. Ho iniziato ad annusare ed aspirare sempre più a fondo il suo odore, e più mi lasciavo andare a quel gesto più forte batteva il cuore del Lupo. Ho dovuto raccogliere tutta la mia forza per distogliermi e tornare a poggiarmi allo schienale.
Entriamo in casa, le mostro la camera da letto e le dico che può lasciare là le sue cose intanto, poi le indico il bagno e la lascio tranquilla mentre mi avvio in cucina, un sms a Fernanda per avvisarla che siamo a casa e che va tutto bene.
Sono le 00.46 del ventuno maggio mentre scrivo, non ricordo di preciso cosa abbia fatto io nei momenti in cui non ero con Lei, né ha molta importanza del resto perché sono stati davvero pochi i momenti che non ho trascorso in sua presenza.
Quando è uscita dal bagno ha iniziato a girare piano per casa, nel salone, guardandosi intorno con i suoi occhi grandi e limpidi, sorridendo ha passato in rassegna ogni particolare, io la seguivo con lo sguardo e la prima cosa che ho notato è stato il suo modo di muoversi.
In punta di piedi, il busto leggermente proteso in avanti, le braccia lungo il corpo e gli avambracci leggermente piegati e protesi, con le mani aperte, come a percepire l’aria e l’aura circostanti. Movimenti flessuosi e aggraziati come quelli di un felino, messi in risalto dal suono dei campanellini della sua cavigliera che tintinnavano ad ogni passo. Mi sarei ricordato di quel momento ancora una volta, di notte.
Ogni tanto si girava a guardarmi, stavolta nessuno dei due portava gli occhiali, in silenzio mi guardava per un attimo, sorridendo, poi riprendeva la sua esplorazione.
Con calma.
Siamo usciti sul balcone del salotto, c’era sole e la vista delle colline le è piaciuta subito. Ad un certo punto si è poggiata alla ringhiera ed io mi sono avvicinato…
“Non ti avvicinare tanto… – mi ha detto allontanandosi di poco – …ho bisogno di un po’ di tempo”
Mi sono allontanato sorridendo, le ho detto qualcosa, una battuta per stemperare la tensione di entrambi, qualcosa che suonasse come un tono offeso e scherzoso al tempo stesso. Lei ha ridacchiato e poi si è avvicinata da sola.
Dopo un po’ siamo passati in cucina, poi sono arrivati gli altri. Lei non ha smesso un solo attimo di sorridere, specialmente con i suoi occhi. Mi sono dedicato ai fornelli insieme a Fernanda lasciandola tranquilla e seduta a guardare. A quel punto è toccato a me un po’ di nervosismo, Lei se n’è accorta perché sono riuscito a percepire il suo stato tra il divertito ed il soddisfatto mentre combattevo contro il disastro che avevo appena combinato infilando le cozze surgelate nell’olio bollente.
Quando mi sono girato dopo un po’ e Lei non c’era, era uscita sul balcone della cucina. Il cibo era sul fuoco a cucinare tranquillamente, l’ho raggiunta e mi sono tenuto a distanza.
“Tutto bene?” Le chiedo
“Si… solo… troppe percezioni tutte insieme, ho bisogno di un momento per assimilare tutto”.
Annuisco sorridendo e ritorno ai fornelli, il resto che segue sono scene di semplice vita familiare. Il pranzo, le parole scambiate e le battute.
Verso la fine del pranzo allungo la mano senza dire nulla e stringo la sua, leggermente. Non si volta a guardarmi, soltanto ruota leggermente la mano a sua volta per offrirmi una presa più naturale e comoda.
È stato il primo momento di “incontro”, alquanto imbarazzante per entrambi, ma tacitamente desiderato e condiviso davanti agli altri.
16 Maggio 2009 – 1.
Posted in Annotazioni on Maggio 19, 2009 by Raul
Non riesco a restare a letto a lungo, il Vento si muove brioso fuori della casa e preme alla finestra chiusa senza che io me ne renda pienamente conto, so soltanto che il giorno è arrivato e che sono perfettamente sveglio nonostante le poche ore di sonno. Ho tutto il tempo di ignorare i sorrisi del Vento che sembra non stia più nella pelle e dedicarmi solo a me stesso.
Una doccia fatta con calma, la lenta asciugatura dei miei capelli che sono tornati ad essere lunghi come nei giorni della mia giovinezza. Un’occhiata di sfuggita allo specchio che mi invita a prendere il rasoio e darmi una sistemata alla barba… quella chiamata la ignoro, va bene così… una trascuratezza che serva a ricordare che sotto la patina di civiltà sono un essere altamente selvatico, che i miei animali sono sempre sotto la pelle pronti a balzare fuori in ogni momento.
Un saluto a Laila, in piedi, tra una boccata di fumo e l’altra della mia sigaretta. Niente caffè, soltanto del succo di frutta, dolce, per spegnere le mie reazioni alle sue divertite battute mentre la percepisco sorridere nervosamente dall’altro lato del monitor.
Si diverte a punzecchiarmi perché le riduce l’ansia e perché forse per lei è come una piccola rivincita su di me, vuole esaltare un lato quasi infantile della mia umanità in quel momento ed io, che in un qualsiasi altro frangente l’avrei immediatamente smontata, sorrido e torno ai miei pensieri.
Il Vento entra dalla finestra della cucina, mi invita ad uscire ed io guardo l’orologio sulla parete… ancora un po’, ancora un quarto d’ora, il tempo di finire la mia sigaretta.
Sono le dieci e quarantacinque quando mi chiudo il cancello alle spalle e mi incammino, la borsa della reflex è con me anche se so perfettamente che non la userò. Incrocio delle donne anziane che si fermano a guardarmi da dietro i loro occhiali da sole, anche se non vedo fisicamente i loro occhi mi arriva tutto il loro stupore, è come se stessero guardando chissà chi, chissà cosa… poi le loro labbra semiaperte ed attonite si distendono subito in un sorriso quando mi volto per guardarle e darle il buongiorno.
Trenta passi, soltanto trenta passi sulla strada e l’energia comincia a salire dal terreno. La prima cosa che salta sono i muscoli delle gambe, dalle caviglie alle ginocchia è un unico groviglio di crampi dolorosamente lancinanti. Non altero il mio passo, né la velocità dell’andatura, calma, costante, la mia tipica andatura lenta ed inesorabile, come quella del Tempo.
Arrivo all’incrocio dove avevo convenuto con Fernanda che sarei rimasto ad aspettarla, mi guardo intorno e pigio sul pulsante del semaforo per avere il passaggio libero, attraverso la strada e continuo a camminare, un paio di chilometri, forse più, forse meno… non mi fermo, so già dove voglio che mi trovi. Arrivo alla rotonda sotto il cavalcavia e mi siedo sul muretto al bordo del marciapiede, sono proprio di fronte alla strada su cui spunterà, mi rullo una sigaretta e scambio quattro chiacchiere al telefono con Fernanda, lei si preoccupa dicendo che sono in anticipo e che dovrò aspettare un bel po’, io sorrido e la rassicuro che va bene così, poi chiudo il cellulare e torno ai miei pensieri.
C’è il tempo che serve per penetrare a fondo tutte le dimensioni di quel momento, per penetrare completamente il luogo che mi circonda.
Sorrido alle occhiate stranite che mi rivolgono le persone dalle macchine che attraversano la rotonda.
Il tempo passa, sono calmo e rilassato e comincio a sentire l’aria che la precede spingere verso di me dalla strada di fronte. Abbasso gli occhi sulle mie mani e rullo un’altra sigaretta, quando l’accendo so che è a meno di cinquecento metri dall’incrocio, in fase di rallentamento dietro una piccola coda di auto.
Accendo la sigaretta ed aspiro, sbuffo via il fumo e sollevo la testa, l’istante che segue appare la cabrio blu e si ferma all’incrocio, quasi timida…
mi ha visto… seduto all’ombra del cavalcavia, sul lato opposto della rotonda rispetto a Lei.
Appena riparte e si infila decisa nello spazio tra le altre auto, iniziando a curvare e poi avvicinandosi per accostare piano, inizio a scuotere la testa sorridendo ed abbassando gli occhi sulla strada davanti a me fino a quando non la vedo occupata dalla parte bassa della fiancata della sua auto, poi sollevo lo sguardo e vedo Lei, nell’ombra della cappottina tirata su. Capelli corti, sorriso aperto e gli occhiali da sole che ha scelto come scudo contro di me. Sorrido e mi alzo lentamente, mi avvicino e apro la portiera, un rapido saluto e poi subito inizio a fare il “cattivo”, provocandola le indico la sigaretta e le chiedo il permesso di fumare in macchina.
Continuo a fare il cattivo, dopo essermi seduto resto in silenzio a guardarla da dietro gli occhiali che, polarizzati dalla luce solare, sono abbastanza scuri da nascondere i miei occhi. Sorrido in silenzio mentre sento il suo imbarazzo che cresce. È il momento in cui posso godere del vantaggio della mia calma, a dispetto di lei.
Mi diverte quando ad un certo punto, inciampando sul primo respiro, mi chiede in che direzione deve proseguire.
Gliela indico e mi giro a guardare verso la strada, le offro un momento di calma e di tempo per riprendere il centro di se stessa. Lo passo dando una rapida occhiata all’interno della cabrio.
Cruscotto impolverato, come la carrozzeria, tappetini non spazzati, vari sedimenti in giro negli interstizi. La voce del suo motore invece è chiara, forte e… unica. Non preme sull’acceleratore ma anche così il suo sommesso rombo mi sussurra all’orecchio interno delle piccole modifiche che lo rendono speciale. Lei segna questo punto a suo favore senza neanche saperlo, la sua auto non è pulita fuori, ma è curatissima sotto la pelle. Proprio come piace a me. Provo subito il desiderio di poterla guidare.
Pian piano riporto gli occhi verso di Lei, con calma, mi fermo sulle sue mani mentre reggono il volante. Mi piacciono subito, sono grandi quasi quanto le mie, stesso aspetto, stesso dorso tracciato dalle vene in risalto e dai legamenti che si tendono ad ogni movimento. I suoi polsi sono sottili, ed hanno tre anelli, proprio come i miei. Sorrido ancora.
Mi giro guardarla in volto. Lei sorride e per un attimo solleva i suoi occhiali ed io ne approfitto immediatamente, sollevo i miei e la guardo dritta negli occhi, è solo un istante ma mi basta.
“Smettila… – mi dice sorridendo – …riabbassa subito gli occhiali e smettila di guardarmi, non è il momento adesso”.
Non se ne accorge ma aumenta impercettibilmente la pressione sull’acceleratore, la velocità rimane costante ma la voce del suo motore si lascia scappare un momentaneo ed impercettibile ruggito di nervosismo. Si è agitata ed ha scaricato subito l’onda sulla sua cabrio, ha un bel rapporto con la sua macchina e la cosa mi piace. Come previsto, dopo qualche decina di metri, mi entra in panico e mi dice che deve fermarsi subito perché l’auto sta per andare in ebollizione. Il tono della sua voce è leggermente più alto anche se resta divertito, si distrae un momento quando le dico di accostare, abbassa il capo a guardare intensamente il cruscotto per qualche attimo
“No… no… – dice contraddicendosi – …tranquillo”
Lo dice a me ma in realtà serve a lei, io le guardo la curva dei seni che si sollevano indicandomi che sta respirando a fondo. Sorrido mentre la osservo come riprende il controllo di sé e della sua cabrio.
Arriviamo fino a casa senza alcun problema, l’unica piccola concessione, il piccolo regalo che mi ha fatto durante il tragitto, è stato quello del gesto fatto con la mano quando con lentezza misurata l’ha spostata sullo stereo ed ha fatto scorrere due o tre canzoni per cercarne una in particolare che in realtà non desiderava affatto ascoltare in quel momento.
Mi stava solo facendo notare che aveva su un cd con tutti i brani che le avevo spediti io.
In Vino Veritas
Posted in Annotazioni on Maggio 14, 2009 by Raul“…e i sogni che ho sognato e disegnato
c’è la casa, il sole e l’albero
l’uomo accanto all’albero, con Lei
la stessa che ho voluto
qui con me
e se c’è ancora Luce è grazie a Dio…”
